Il titolo ha
l’aria minacciosa. E il sottotitolo parrebbe rinforzarla: Fogli di via. Racconti di un Vice Questore. Tanto più che il Vice
Questore che è l’autore di questo libro era, all’epoca in cui scriveva questi
diciotto racconti, responsabile di un Ufficio Immigrazione.
Ma quando noti
chi è l’editore – la EMI di Bologna, con un catalogo tutto dalla parte del “sud
del mondo” e dei protagonisti delle migrazioni – e chi l’autore della
Presentazione – Gad Lerner –, l’insieme degli indizi ti fa sospettare che
dietro la copertina si celi qualche sorpresa.
Cominci dal
primo dei racconti e ti si para davanti un vero e proprio verbale: «Il
sottoscritto Dr. Gianpaolo Trevisi, Vice Questore Aggiunto della Polizia di
Stato (...) per contrastare il fenomeno dell’abusivismo commerciale (...) come
disposto dalla Sua ordinanza di servizio del 12 febbraio»... Ma ben presto il linguaggio
si metamorfosa e la stessa operazione di «caccia al vucumprà» che a Trevisi tocca guidare per le vie e vicoli centrali
di Verona acquista toni a tratti surreali. Un “surrealismo” che serve però a
rivelare la realtà: non la verità dei commercianti delle boutique e delle
«famiglie eleganti» a spasso per Via Mazzini, ma quella di chi si trova “in
mezzo”. Da una parte, «non si può autorizzare o fare finta di autorizzare ciò
che è illegale», dall’altra: «Se fossi nato più o meno sfortunato e ora mi ritrovassi,
più scuro in viso, a vendere odiosissimi oggetti spudoratamente falsi di Prada,
Gucci o simili»...
Il poliziotto
confessa i suoi dubbi, le sue esitazioni, le sue paure. E l’inseguimento si
conclude (o meglio, si schiude) nel più inatteso dei modi. Stiamo parlando del
racconto “L’Africa in un cassonetto”, noto già da prima della pubblicazione del
libro; era stato infatti vincitore, nel 2005, di un concorso letterario indetto
dalla rivista Poliziamoderna (e la
cui giuria, tiene a precisare il Vice Questore, era presieduta da Giorgio
Faletti). Un racconto (online sul blog www.gianpaolotrevisi.it) dove l’umanità
profusa dall’autore a piene mani viene esaltata da cento annotazioni
autoironiche: su sé stesso e sul mondo della polizia.
Tutti i racconti
prendono spunto da episodi reali della quotidianità dell’Ufficio Immigrazione,
ora tra le mura e i corridoi della Questura, ora all’esterno: presso una chiesa
occupata da nomadi come in un insediamento abusivo nella boscaglia oppure nel
corso di un “rimpatrio”. E tutti i racconti evolvono, piano piano o di botto,
verso il sogno: «Un finale ovviamente un po’ meglio di quel che succede nella
realtà...», ci chiarisce l’autore.
Potrebbe venire
il sospetto che si tratti di un’operazione cosmetica, date tutte le circostanze
in cui le forze dell’ordine – a Genova 2001 e in tempi recenti – non si sono
certo distinte per umanità e autoironia... Ma la conferma di quanto la
scrittura di Trevisi sia sincera ci viene dalle testimonianze extratestuali: da
operatori della solidarietà e da immigrati in prima persona che conoscono il
Vice Questore (attualmente Vice Capo della Squadra mobile) come persona
sensibile, un agente che, fin dove può, cerca di mettersi nei panni dell’altro,
«dall’altra parte della scrivania». «La giustizia prima della legge», ama
ripetere. E poi, originario di Roma ma da lunga data in servizio nella città
scaligera, sottolinea con arguzia che, fino all’ondata migratoria degli ultimi
anni, era lui, in questa città veneta, a portare il peso di essere uno “venuto
da fuori”...
Tornando al
libro in sé, esso è sorretto da diciotto “sceneggiature” e da un ritmo e
“leggerezza” di scrittura che ne fanno un gioiellino anche dal punto di vista
letterario. Un titolo da... inscrivere nella “letteratura migrante” ad honorem.