Una bella storia
delle politiche relative all’immigrazione in Europa, quella edita da Alessandro
Silj in un volume pubblicato per Zed Books in inglese nel quale si raccolgono i
contributi di accademici specializzati in sei paesi europei. Maleiha Malik
analizza la storia britannica, ValierieAmiraux quella francese, la ricerca di
Stephen Laz si concentra sulla Germania, Stefano Allievi scrive a proposito
dell’Italia, Tina Gundrun Jensen della Danimarca e ThijlSunier dei Paesi Bassi.
Ogni capitolo delinea la storia di un paese mettendo in luce i principi e i
dibattiti relativi alle leggi e alle politiche che hanno regolato il processo
d’immigrazione. La conclusione scritta da CristopheBertossi allarga la
prospettiva a una visione europea comunitaria d’insieme, dove le politiche
d’integrazione sono correlate a un processo di re-politicizzazione
dell’etnicità, della razza e dell’immigrazione.
Il libroe’
intitolato ‘Multi-Culturalism Europeo Rivisitato’ (European
Multi-CulturalismRevisited’). Piu’ che discutere del multiculturalismo in
Europa, questo testo ha perlopiù un approccio empirico, lasciando
all’introduzione di Alessandro Silj il compito di confrontarsi con la
controversa definizione di multiculturalismo. Questo tema non viene problematizzato
dagli altri autori con qualche eccezione. Per esempio, l’analisi di Malika
sulla Gran Bretagna inizia con una domanda interessante. L’autrice si chiede
quali siano le norme alle quali viene richiesto alle minoranze di uniformarsi.
Malika problematizza il concetto di multiculturalismo, per esempio
sottolineando la rilevante differenza tra multiculturalismo “descrittivo” e
“normativo”. Il multiculturalismo descrittivo si riferisce ai cambiamenti che avvengono
in un paese e che hanno come risultato una maggiore diversità etnica e
culturale. Mentre il multiculturalismo normativo descrive la risposta dello
stato a questa accresciuta diversità, che in Gran Bretagna si esprime nella
richiesta di politiche di riconoscimento e di accomodamento delle
differenze.
Da questo testo
emerge una fotografia delle modalità di applicazione dell’idea di
multiculturalismo in Europa. Di particolare interesse sono i capitolo relativi
alle storie della Gran Bretagna, della Francia e della Germania per via della lunga
storia d’immigrazione di questi paesi. La risposta britannica all’immigrazione
ha preso la forma di politiche di tolleranza e non-discriminazione supportate
da strategie di accomodamento culturale, specialmente in aeree quali
l’istruzione. Al contrario, il multiculturalismo francese non e’ mai diventato
una politica. Amiraux fornisce al lettore gli strumenti concettuali per
comprendere il multiculturalismo in Francia. In questo dibattito, che ha avuto
luogo per esempio durante gli scontri del 2005, vengono minacciati i principi
alla base della Repubblica francese. Amiraux auspica che la Francia possa di
mettere in scena una rappresentazione pluralistica della nazione. Anche nella
Germania dell’Ovest le politiche d’immigrazione tradizionalmente si fondano sul
principio di assimilazione. Secondo Laz, il multiculturalismo oggi sembra avere
connotazioni ambigue sia come concetto discorsivo, sia nelle politiche regionali
e nazionali. Da una parte, infatti, la politica teme il “presunto
fondamentalismo culturale degli immigrati musulmani”. Dall’altra parte si è
anche sviluppato un concetto positivo di pluralitàculturale dove le minoranze
sono viste come rilevanti risorse sociali per la società futura. L’analisi di
Laz si concentra in particolare su Berlino e il suo ruolo particolare di
crogiolo e palestra di politiche e prassi multiculturali.
Altri
interessanti aspetti sono discussi in questo testo a proposito di modelli meno
conosciuti. La mancanza di direzione delle politiche d’immigrazione italiane
come storia di continue “emergenze” e’ ben descritta da Allievi. La mancanza di
principi e valori che diano una direzione precisa a questa politica e’
concettualizzata da Allievi come “mancanza di un modello italiano”. Tuttavia,
il suo contributo non da’ conto del passato coloniale italiano e non
problematizza il concetto d’identità italiana privando la sua storia delle
politiche dell’immigrazione in Italia di un contesto significativo. Mentre
l’analisi di Thijl della Denimarcae’ tutta incentrata sul concetto di
“smallnees” (piccolezza?) del paese. Le ridotte dimensioni del paese sono la
scusa per l’insistenza su un “monoculturalismo” e per l’assenza di modelli
pluralistici. Il modello olandese viene definito di “assimilazione per
convincimento”. In altre parole, gli immigrati vengono considerati
socio-economicamente alla pari dei cittadini olandesi, mentre la loro cultura
non viene considerata alla pari. In tempi recenti i Paesi Bassi hanno abbandonato
tale modello per abbracciarne un altro definito di “assimilazione per
costrizione”. Questo modello di assimilazione senza se e senza ma viene attuato
nel contesto della più severa legge sull’immigrazione in Europa. Sunier non
considera rilevante il fenomeno dell’islamofobia nei Paesi Bassi e per questa
ragione viene criticato da Silj, il quale gli rimprovera di non aver fornito
una spiegazione convincente per i cambiamenti dei modelli e delle politiche
d’immigrazione del suo paese.
Come
Bertossisottolinea nella conclusione, questi sono modelli di multiculturalismo
definiti ex-post dagli studiosi, ma non sono applicati coscientemente dai
politici. Inoltre, l’impatto dell’integrazione europea e delle sue politiche
culturali non e’ considerato in maniera sistematica da questi studi che si
focalizzano sulle realta’ di diversi paesi come se fossero entita’ autonome
slegate da un processo comunitario. Per questo Frontex non viene analizzato.
Ciononostante, questo libro fornisce degli spunti molto interessanti e
informazioni dettagliate sulla storia dell’immigrazione nelle specifico delle
sviluppo delle politiche per l’immigrazione.
Queste storie
rappresentano un contributo fondamentale per comprendere la storia
dell’immigrazione in Europa, una lettura imprescindibile per cittadini,
studiosi e politici. Attraverso la giustapposizione di idee sull’immigrazione,
il libro mette in discussione le idee di cittadinanza e di identita’ in Europa,
temi che dovrebbero essere centrali nella discussione politica europea. Nella
sua realta’ descrittiva il multiculturalismo e’ un fenomeno significativo dello
sviluppo politico della globalizzazione. Nella sua versione normative e’ un
aspetto cruciale per definire nella pratica politica i concetti di eguaglianza
e cittadinanza. Il multiculturalismo è mortoMr Cameron?
Lunga vita al multiculturalismo.
Agosto 2012