El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

zogru - doina rusti - traduzione di roberto merlo

ingrid beatrice coman

Zogru - Doina Rusti - traduzione di Roberto Merlo
Bonanno - 2010
pp. 240, 18 €

Cosa potrebbe risvegliare nel lettore un libro che si chiamasse “500 anni di solitudine”, come un remoto richiamo di un altro libro che ha fatto la storia della letteratura sudamerricana e ha scaldato i cuori di milioni di lettori?

Quando, anni indietro, avevo letto il libro di Marquez, credevo che non avrei più posato lo sguardo su un libro altrettando intenso e sconvolgente. Sono passati vent’anni e la vita, nella sua generosità, mi ha messo in mano un libro che ha travolto in modo meraviglioso le mie certezze, dimostrandomi che cent’anni di solitudine potevano nascere, ancora e ancora, in ogni parte del mondo.

Lontano nel tempo e nello spazio, ambientato in una terra, anch’essa, sconosciuta ai più, e proprio per questo più misteriosa e intrigante, Zogru, il romanzo della scrittrice romena Doina Rusti (nella minuziosa e attenta traduzione di Roberto Merlo) tratteggia con inconfondibile maestria  500 anni di solitudine di uno spirito venuto alla luce dal nulla, che attraversa il cuore, il sangue e il destino di cinque generazioni romene.

Zogru, il personaggio principale del libro, viene, in qualche modo, partorito “dal ventre caldo della terra” in un giorno di primavera del 1460. Ci troviamo così immersi nell’atmosfera medievale, a guardare il mondo con mille occhi e nessuno, proprio come fa questo misterioso spirito che si insinua nel sangue dei protagonisti, impregnandoli di sentimenti intensi e una forza fisica sovrumana, ma anche prosciugandone la vita nelle viscere, lasciandoli esanimi dopo quaranta giorni di impari simbiosi.

E così, di sangue in sangue e di generazione in generazione, Zogru vive, muore, si innamora, gioisce, soffre, proprio come un essere umano, e la sua esperienza si moltiplica e si amplifica ogni volta che varca la soglia di un nuovo corpo. Lui prende le sembianze di uomini, donne, bambini, ma può anche ricadere in basso, nell’immobilità della materia, e rimanere intrappolato in un portone di legno per lunghissimi anni oppure cadere in un sonno profondo e lungo vent’anni ogni volta che sbaglia mossa. Pur arrivando da un mondo altro, Zogru pare comunque salito in mezzo agli uomini per imparare, nella scuola del vivere umano, e, in qualche modo, evolversi e far evolvere i piccoli mondi che attraversa.

La sua presenza  può portare morte, ma porta anche doni più generosi alla comunità che, a sua insaputa, lo ospita: una maggiore comprensione, sentimenti più nobili, amori puri, non inquinati da secondi fini, rispetto per la vita. Zogru si azzarda persino ad entrare nel sangue di centinaia di personaggi di rilievo di un’epoca per cercare di cambiarne le sorti, modificando i loro intenti violenti e portatori di guerre e oppressioni.

Non ci riesce, comunque, e da qualche parte, un altro Zogru, più funesto e impietoso, avrà la meglio sugli uomini nei periodi più bui della sua storia.

Ma il nostro “Zogru buono” avrà comunque lasciato una traccia, un seme di uno spirito buono, capace di amore e di giustizia, che un giorno contribuerà alla nascita di un essere umano più armonioso, più giusto, più vero.

Con una scrittura snella e nello stesso tempo complessa, che scende negli strati più profondi della lingua per modellarla nelle sue sfumature più intime, la Rusti, una delle penne più amate della letteratura romena contemporanea, ci guida con abile precisione nei meandri della cultura romena attraverso cinque secoli di storia. La sua scrittura scorre, fluida, alternando passaggi di tagliente e acuta osservazione a pagine di pura poesia che ci cullano e ci incantano come una dolce musica antica.

Forse c’è un po’ di Zogru in ognuno di noi. Dopo tutto siamo tutti spiriti arrivati da chissà dove e spuntati dal nulla in questo mondo, che ci plasma, ci fa contorcere e ci agita come fiamme nel vento, ma che comunque dovremmo cercare di lasciare migliore di come l’abbiamo trovato.

Non è, forse, questo lo scopo ultimo di questo breve e travolgente attimo che chiamiamo vita?

   

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