Nota biografica | Versione lettura |
Amarcord
Cari lettori,
vent’anni fa, precisamente settembre 1990, iniziarono la pubblicazione e la diffusione a livello nazionale dei primi libri scritti in italiano da nuovi immigrati che erano da poco arrivati in Italia.
E’ doveroso precisare che, quasi tutti questi testi pubblicati tra il 1990 e 1994 erano nati grazie alla collaborazione di immigrati di origine africana e di giornalisti italiani.
E per questo motivo, vengono definiti tutt’ora “libri scritti a quattro mani”.
Erano autori che non erano di madrelingua italiana. Perché nati, cresciuti e educati nella lingua araba di origine, francese, inglese, portoghese perché arrivavano dalle ex colonie.
Io venditore di elefanti, del senegalese Pap Khouma e Oreste Pivetta, 1990; Immigrato, del tunisino Salah Methnani e Mario Fortunato, 1990; La promessa di Hamadi, del senegalese Saidou Moussa Ba e Alessandro Micheletti, 1991, Chiametemi Alì, del marocchino Mohamed Bouchane, Carla De Girolamo e Daniele Miccione , 1991; Volevo diventare bianca, di Nassera Chohra, di origine Saharawi, e Alessandra Atti Di Sarro, 1993; ecc.
Non ho una spiegazione plausibile per il fatto che questi scrittori arrivavano tutti dall’Africa del Nord o del Sud del Sahara, aree del mondo dove la lingua italiana non è praticata. Ma i loro testi furono sin dall’inizio addottati interamente o per alcuni brani dalle scuole di tutti i gradi, come manuali di studi, perché segnavano delle pietre miliari, nel panorama letterario italiano. Alcuni si trovano ancora oggi negli scaffali delle librerie. Altri, come succede nella vita dei manoscritti, sono spariti o sono reperibili soltanto nelle biblioteche.
Mohsen Melitti , segnò una svolta con il primo libro scritto senza la collaborazione di un madrelingua italiana: infatti, dopo Pantanella, canto lungo la strada, scritto prima in arabo e successivamente tradotto in italiano, nel 1995 pubblicò I bambini delle rose .
Salwa Salem, palestinese, in punto di morte riuscì a dettare Con il vento nei capelli, 1993.
Dopo un primo momento di euforia da parte di editori, stampa e lettori, ci fu un disinteresse totale. Gli immigrati afferravano meglio e adottavano l’italiano come la loro lingua di espressione letteraria. Tanti scrivevano opere validi senza l’ausilio di nessuno. Ma dall’altra parte l’editoria italiana in generale rivolgeva i suoi interessi nella traduzione di opere di scrittori di origine straniera residenti in altri paesi europei: Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra. Preferivano l’esotismo degli altri, dicevamo.
Le nascite progressive delle cosiddette “piccole case editrici”, furono benvenute. Hanno mantenuto accesa la fiamma e colmato egregiamente il vuoto lasciato dalle maggiori italiane.
Anche qui, elenco a memoria qualche esempio di scrittori di questo periodo:
Kossi Komla Ebri, Christiana De Caldas Brito, Emanuel Tano Zagbla, Ben Amushie, Mohamed Ghonim, Rosana Crispim da Costa, Tahar Lamri.
Se la mia memoria non mi inganna, il 1997 segnò un timido ritorno della maggiori con la pubblicazione dell’ottimo libro di Jarmila Ockayovà: Verrà la vita e avrà i tuoi occhi, Baldini&Castoldi Dalai. La Bompiani pubblicò poi, La Straniera di Younis Tawfik, 1999.
La poesia merita un discorso a parte che è meglio lasciare agli specialisti del genere; sembra non essere tanto amata dal pubblico, anche se l’Italia si definisce terra di poeti, ecc. Ma un nome si stacca tra i tanti e appartiene all’albanese Gezim Haidari, un poeta universale, vincitore del Premio Montale. Le sue opere sono state proposte per la candidatura del premio Nobel.
Cari lettori, non è facile essere esaustivi quando si ripercorre il tema “della letteratura della migrazione”, termine coniato dal professore Armando Gnisci, docente all'Università La Sapienza di Roma o “letteratura nascente", come la definisce il professore Raffaele Taddeo di Milano. Loro sono tra i primi studiosi che si sono accorti, hanno studiato e contribuito alla diffusione di questo nuovo fenomeno letterario in Italia. A questi nomi è doveroso aggiungerne altri. Cito tre esempi: Roberta Sangiorgi, una delle ideatrici del primo e importante concorso letterario EksTra; la professoressa Graziella Parati che ha portato questa letteratura oltreoceano per introdurla come materia di studio negli atenei statunitensi; la poetessa Mia Lecomte, che impiega le sue doti per dare visibilità, anche, ma non solo, ai poeti della migrazione, attraverso raccolte, riviste, seminari.
Non è neppure semplice collocare una scrittrice come Shirin Ramzanali Fazel, nata a Somalia, autrice di Lontano da Mogadiscio, 1994 e di altre opere. Lei è arrivata in Italia all’inizio degli anni ’70, dopo aver frequentata le scuole italiane di Mogadiscio.
E come dare un etichetta a Erminia dell’Oro, scrittrice affermata, che pubblicava ancora prima dell’avvento “della narrativa della migrazione”?. Dell’Oro è nata in Eritrea ed appartiene a una famiglia di origine italiana presente in Africa dalla fine dell’ottocento. Conosceva l'italiano come lingua madre. Ha messo piede in Italia la prima volta a 20 anni, come la maggior parte degli immigrati. Lei si definisce, eritrea, africana ed è africana a tutti gli effetti.
Sarebbe azzardato etichettare anche Julio Monteiro Martins, perché pubblicava libri in portoghese quando viveva nel suo Brasile natale, ha insegnato letteratura, in lingua inglese negli Stati Uniti d’America, e finalmente è approdato in Italia e ha adottato la lingua italiana.
Le etichette servono all’inizio per identificare nuovi fenomeni socio-culturali. Ma una volta superata la fase sperimentale, diventano difficili da cancellare e possono essere fastidiose o spesso emarginanti. A mio parere, nel nostro caso le etichette “narrativa della migrazione”, “narrativa nascente” non creano alcun danno. Ma le persone che scrivono nella lingua italiana, in primo luogo il sottoscritto, preferiscono -come abbiamo spesso sottolineato sulle pagine di el-ghibli- essere compresi nell’elenco degli scrittori tout court.
Ci sono le scrittrici e gli scrittrici tout court. Appartengono a famiglie miste o sono di genitori stranieri residenti in Italia. Alcuni sono nati e cresciuti qui, altri sono nati all’estero e sono arrivati in Italia all’età adulta.
Gabriella Ghermandi, Cristina Ali Farah, Igiaba Scego, Jadlin Mabiala Gagbo, Gabriella Kuruvilla, Randa Ghazi, Ingy Mubiayi..
Sono scrittori della nuova leva, sono giovani e sono tutti di madrelingua italiana. E per fortuna, da qualche anno, le case editrici sembrano uscire dal loro letargo parziale.
In questa nuova fase - che potremmo definire quella della “normalizzazione” –, si stanno imponendo altri scrittori come Ron Kubati, Yousef Wakkas, Nicola Lilin, Anilda Ibrahimi, Layla Wadia, Mihai Mircea Butcovan, il poeta Cheikh Tidiane Gaye, Karim Metref, Stefanie Golish, ecc, i cui nomi si fondano senza etichette e senza nessuno complesso nel panorama letterario italiano.
Potremmo allungare l’elenco degli scrittori nati altrove e approdati in Italia e ci scusiamo con quelli che non sono stati citati, che sono validi scrittori alla pari degli altri.
Vi suggeriamo di consultare la nostra rivista el-ghibli.
La maggior parte di questi autori ci ha consentito di pubblicare i propri testi o poesie. Ad alcuni, abbiamo dedicato la nostra rubrica "supplementi" dove potrete trovare i loro profili completi.
Cari lettori, cercheremo di ritornare presto su questo argomento per approfondirlo meglio.
In questo numero ospitiamo per la sezione "racconti e poesie": Agi Berta, Sabatino Annechiarico, Julio Monteiro Martins, Cheikh Tidiane Gaye; per la sezione "stanza degli ospiti": Cristiano Salvi, Chiara Barinson, Ennio Abate, Elena Bellei; per la sezione "parole dal mondo": Rudyard Fearon, Aamer Hussein, Mariana Enriquez; per la sezione "generazione che sale": Martina Menichella, Alice Raffaele, Elena Vito.
Buona lettura.
Pap Khouma
Settembre 2010