Nota biografica | Versione lettura |
Z. L.1
anche per te il passato non è passato
amore mio dove sei?
sterilizzata e senza i nostri figli
sei morta di crepacuore dopo il ritorno
ti sei voltata indietro finché hai potuto
alla strada fatta insieme, in cinque
non avevi più occhi per guardare avanti
non avevi più giorni, non ce ne erano
giorni e non hai più saputo che molto
non è cambiato
non hai saputo della cacciata dal Kosovo
dei tanti ordini di espulsione ovunque
dei pogrom proprio uguali a quelli
di secoli fa
e non sai delle visite ginecologiche
forzate, delle sterilizzazioni cinquanta
anni dopo, tu questo, grazie a dio,
non l’hai saputo, e nemmeno di Lione,
e degli attentati a Oberwart in quello
stesso anno
amore mio, io ho visto per te e ti vedo
nei blocchi di granito, grezzo nelle cave
lisco nei negozi e spezzato lungo le strade
non soltanto in quelli 2 di Buchenwald
tu non puoi ricordare, amore mio
sei morta, ma puoi dirmi come è
il paradiso di quel tuo dio in cui credevi?
ci sono i campi anche lassù, quei campi
che permettono ai buoni cristiani
e a quelli più buoni ancora, di stare tra sé?
e dimmi infine, ce la fanno senza
o tengono, per la solita questione
di sicurezza, in un magazzino nascosto
la solita e sempre attuale
matassa di filo spinato?
1In ricordo di Z. L. di Wieselburg (Bassa Austria), sopravvissuta a Auschwitz, Ravensbrück, Mauthausen e Bergen-Belsen dove è morto l’ultimo dei suoi tre figli; deportata il 4/04/43, è stata liberata il 26/05/45 dagli inglesi . Ha potuto sposare il padre dei suoi figli morti soltanto nell’agosto del 45, in quanto “matrimonio misto”.
2Sul terreno del campo di sterminio di Buchenwald, dove sorgeva il Blocco 14, una folla di blocchi di granito ricorda i Rom e Sinti e ognuno reca il nome di un Lager in cui furono internati.
ci sono uomini che camminano
ancora e altri, nati e da sempre
fermi, intenti a interrompere
la strada dei primi, a ostruire
la via e a forza di stare
appostati, a controllare
a comandare gli altri obbedienti
controllori, pensano pensieri che
vanno in cerchio, che escludono
ciò che è oltre l’orizzonte
non imparano le parole né di qua
né di là non vedono
l’anima, occupati come sono
a riguardare scene già viste
registrate dai loro occhi
elettronici non conoscono sentieri
di terra soltanto barriere confini
soglie invalicabili studiano
l’esclusione anche di se stessi
protezione forzata
da mondi che non sanno
immaginare
tutto questo lo fanno, dicono,
per il nostro bene
autoritratto zingaro1
non mi sento tanto austriaca
e nemmeno italiana forse
casualmente europea e un po’
tutti e tre
contadina sicuramente
da bambina volevo essere
maschio oggi vorrei
cambiare pelle ogni tanto
ho antenati di origine varia e
di religione non so
ci sono stati cambiamenti imposti
dall’alto nel corso della storia
spesso ho incontrato farisei e ora
giro alla larga porto scarpe da uomo
che aderiscono alla terra
e appena posso me le levo
spero di non diventare stanziale
come quelli che si distanziano
da chi è Rom Sinti Kalé Jenischer
o semplicemente alla ricerca
viaggiante attraverso paesi lingue
labirinti di cemento e di dolore
da chi è confinato per sempre
nello stesso
campo dove tutto si offusca
o come me viandante soltanto
nell’anima tra storie parentesi
e versi comunque e ovunque
io sono zingara
1la parola zingara qui si riferisce soltanto all’io che parla