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Quanti di poesia

raffaele taddeo

L’intento dichiarato del curatore di questa silloge di più poeti è quello di “rimescolare le visioni del mondo e provare a cogliere il loro pensiero su di esso, trarre dalle loro parole un senso, ridurre l’indeterminazione o espanderla nella nostra libertà di lettori, evidenziare la cifra nascosta che la loro scrittura senz’altro rivela”. La visione del mondo, della natura, della realtà è l’intenzione poetica di queste poche poesie proposte da Anna Belozorovitch in questo testo. Il tema fondamentale che sembra emergere è quello del tempo che passa, della ricerca spasmodica e dell’ansia di qualcosa che deve arrivare e compiersi. “ Mi staccherò le cozze e i muschi/ mi limerò laboriosamente/ con pietra ruvida fino a lasciar sangue/ fino a trovare quel che si cerca.” La ricerca spesso non ha soluzione, non arriva ad un risultato, anzi è qualcosa di costante e continuo “Io seguo la ciclabile, e non mi chiedo/quant’ho percorso”. In questo anelito sembra di confondersi con la natura in quel panismo un po’ simile a quello dannunziano: “Novembre argento soffia via./ Rossa aorta e io suo ritmo,/Lei scorre, io pulso, siamo vita/ che attraversa la natura morta”.
Ci si potrebbe fermare su ciascuna poesia per una analisi più accurata, ma questo lavoro è fuori dal nostro intento perché vogliamo cogliere l’insieme del fare poesia di Anna. Ci preme sottolineare anche la continua maturazione della metrica, della versificazione nonché di immagini che. A volta ci si trova di fronte a sintagmi che sono molto simili nella forma a quelli di Pascoli come “un cielo nuvolo di mare”.
Significativa in questo testo poetico sono le risposte date ad alcune domande che il curatore della silloge a più voci fa ad Anna Belorovitch, Le domande vertono sul senso e funzione della poesia ed è possibile quindi cogliere da queste risposte l’intenzione poetica della poetessa di origine russa. “La poesia risponde ad una sorta di bisogno impellente che non trova completa soddisfazione altrimenti: quello di sincerità, o di verità. La poesia lascia il linguaggio libero di assomigliare quanto più possibile al proprio significato”. La ricerca poetica non sta quindi una funzione diversa che non nella poesia stessa che manifesta la sincerità e la verità che il poeta si sforza di rintracciare e comunicare e che molte volte va al di là delle intenzioni perché “La parola ha qualcosa di autonomo, e guida chi la ‘guida’; tante volte decide lei cosa e come illuminare, ma soprattutto, fa vedere a chi scrive qualcosa che prima non appariva illuminato. Di più illumina per altri ciò che chi scrive non riesce a riconoscere, nemmeno dopo”.
E’ una poesia che sembra farsi da sola, che ha bisogno solo di alcuni strumenti, quale può essere un essere umano, un poeta per manifestarsi in tutto il suo splendore. La poesia diventa un linguaggio che si è scisso, separato da chi l’ha inventato e proposto per i suoi usi quotidiani e si è trasformato in una entità che vuole trasmetter significati, verità che altrimenti non sarebbero conosciuti.

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Supplemento

(ISSN 1824-6648)

Anna Belozorovitch: la poetica dell'attesa

A cura di raffaele taddeo

 

Anno 10, Numero 42
December 2013

 

 

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