El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

considerazioni su "gabriel"

raffaele taddeo

Il racconto di Shirin Fazel Ramzanali fa intravedere un condizionamento che ormai sta emergendo nell'animo degli stranieri emigrati, che si stanno chiedendo se valga la pena di rimanere all'interno di una società che sta manifestando ormai razzismo, intolleranza che crea disagio, stupore.
Nel racconto della scrittrice di origine somala si pongono a fuoco alcuni aspetti della vita tipica della società italiana e specialmente l'influsso che essi possono avere sui figli. Il comportamento dei giovani, maleducati, senza rispetto nei confronti dei genitori, spaventa e fa decidere che sia meglio abdicare, allontanarsi da questa società mandando all'ortica tutti i sogni e le speranze di un futuro migliore.
E' una narrazione che propone una soluzione del percorso migratorio un po' particolare e cioè quella del ritorno, fatto che generalmente è visto come una sconfitta personale specialmente nei confronti della comunità d'appartenenza.
Generalmente proporsi di ritornare vuol dire di fronte a parenti, amici, far vedere la propria incapacità a sopportare le sofferenze, a superare le avversità che ogni migrazione comporta. E' la dichiarazione di una sconfitta.
A livello letterario il ritorno viene immaginato come una involuzione, che non comporta per nulla felicità o risoluzione positiva della propria condizione. Né d'altra parte Shirin Fazel Ramzanali scalfisce questa generalità letteraria, ma pone l'accento su un altro compito, costi quel che costi: la corretta crescita dei propri figli, in questo racconto della propria figlia. A livello personale si può anche andare incontro ad una sconfitta, ad una umiliazione, ma se questo destino può determinare la salvezza per i propri figli, deve essere accettato e seguito.
In questo racconto c'è uno spostamento di orizzonte: non è più se stessi, non è più la propria condizione o felicità ad essere presa in considerazione, ma è quella dei figli. E' in qualche modo una narrazione antiromantica o preromantica.
La spia di questo rovesciamento narrativo si ha anche nella struttura della narrazione. Dapprima la focalizzazione sembra essere quella della figlia-bambina. L'attacco del racconto è questo: " Emily era poggiata allo schienale di una delle tante sedie nella sala d'attesa dell'aeroporto. Le sue gambe ciondolavano ritmicamente. Era stanca di stare seduta e non vedeva l'ora di poter correre di nuovo. Quella mattina sua madre l'aveva vestita e pettinata con più cura del solito. Le scarpette rosse e lucide era stata lei a sceglierle, ma per il vestito aveva deciso la madre. Un vestitino a fiori rifinito con il pizzo bianco. Il piccolo zainetto era gonfio, conteneva tutti i suoi giocattoli. Non ne aveva molti e la sua bambola preferita la teneva stretta fra le mani facendola girare nervosamente nell'attesa d'imbarcarsi. Era la prima volta che notava una luce così intensa nello sguardo dei genitori".
Poi la focalizzazione si sposta sui genitori senza una ragione narrativa plausibile. L'idea generativa sembra essere quella di leggere la realtà con gli occhi della bambina, ma poi tutto è mutato anche se la bambina è risultata il centro focale di tutta la vicenda.

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(ISSN 1824-6648)

lontano da mogadiscio

A cura di raffaele taddeo

 

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Anno 5, Numero 23
March 2009

 

 

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