El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

sui libri di carmine abate

Lo scrittore calabrese Carmine Abate, i cui testi narrativi e poetici vertono sul problema della migrazione, viene invitato sempre più spesso in convegni e incontri sulla letteratura della migrazione essendo lui stesso stato un emigrato in Germania. Lo scrittore appartiene a una di quelle comunità albanesi che si stabilirono nell'Italia meridionale nel 1500 per fuggire all'invasione turca.
Ha scritto Terra di andata, una silloge di poesie, un libro di racconti Il muro dei muri, quattro romanzi: Il ballo tondo, La moto di Scanderbeg, Tra due mari, La festa del ritorno.
Tratto comune ai romanzi è la visione della realtà con gli occhi, anzi con l'orecchio, di un bambino e molto più spesso di un adolescente.
Non è un bambino o un adolescente che narra e che racconta. Nelle intenzioni del narratore questi è solo il destinatario della narrazione. Sono adulti che raccontano, che parlano, che sviluppano la vicenda e non possono fare a meno di tener conto del fatto che il destinatario è un ragazzo. La realtà non è mai spiegata fino in fondo, nella sua crudezza perché deve essere stemperata per essere compresa e percepita da un ragazzo. Il parlare deve assumere valore formativo, educativo.

Un altro elemento importante delle opere di Abate riguarda l'aspetto mitico che riveste l'atmosfera dei romanzi. In Il ballo tondo e La moto di Scanderbeg la dimensione mitica è più evidente e più condizionante perchè agisce come riferimento e come nume tutelare della comunità, della famiglia, dei singoli.
Ma anche negli altri due romanzi sebbene il mito sia meno esplicito, meno sacrale e trasferito nel tempo presente tuttavia si incarna in alcuni personaggi come se la loro azione fosse fuori dallo spazio e dal tempo e assumesse l'aspetto del 'sempre'.
Nel romanzo Tra due mari il mito si trasferisce ad un oggetto che agisce nelle azioni dei personaggi e li condiziona quasi asservendoli.

E' possibile intravedere una funzione narrativa, oltre che letteraria del mito? Assume solo finalità decorative o dà una impronta solo ieratica alla narrazione?
Il mito pare acquisire una funzione sociale nel senso che è lo strumento tutelare della tradizione, capace di richiamare e riportare ai valori consolidati della comunità.
Nello scontro fra tradizione e modernità il mito, pur non opponendosi alla modernità, la rimodella e la riconduce ad una linea di persistenza di valori accettati e vissuti.

In tutti i romanzi il tema della migrazione è presente come "infrazione". Ne Il ballo tondo e La festa del ritorno questa funzione narrativa è evidente, è una infrazione che proprio come nelle fiabe genera situazioni negative che necessitano di atti riparatori perché si ritorni ad un equilibrio.
E' evidente che l'"infrazione migratoria" deve essere riparata da un ritorno anche se temporaneo. Ne La moto di Scanderbeg la mancanza della riparazione non porta il romanzo a soluzione. La funzione infrattiva, meno percepibile in Tra due mari , agisce indirettamente.
Là dove l'infrazione è evidente, anche la riparazione diventa chiara e contribuisce a sciogliere le situazioni problematiche intercorse.

Il muro dei muri, libro di racconti e prima esperienza narrativa dello scrittore calabrese, tratta della migrazione in tutti i suoi aspetti con storie ambientate in Germania ove la difficoltà del rapporto con gli autoctoni, la vita fatta di stenti per le condizioni di isolamento, di abitazione, la paura per un rinascente razzismo sono gli ingredienti fondamentali che fanno della raccolta un testo importante e significativo.

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(ISSN 1824-6648)

incontro con
carmine abate

di raffaele taddeo

 

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Anno 1, Numero 5
September 2004

 

 

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