El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

Versione Originale | Nota biografica | Versione lettura |

cercando il tuo nome

pietro federico

Venne un grande silenzio
Quando cercammo il tuo nome.
Poi tua madre disse “Florence,
il candore di Santa Maria del Fiore
del battistero, della torre campanaria,
la luminosa pazienza di Piazza de’Pitti
quando una piena di sole si raccolse
e il silenzio si impresse nei nostri baci
e le nostre paure si fecero piccole”
Nessuno mi ha mai dato quel senso
di rinascita, di Rinascimento.
Non si trattò più di scegliere…
quel nome era il tuo
e ad un tratto ero tuo padre.
Era autunno, per un attimo la luce scese
come l’oceano: a ondate.
Come se il sole non volesse restare,
ma allungarsi e custodire,
e ci riportò Roma,
il rintocco delle sue campane, il tuo nome,
casa.
Di nuovo
O per la prima volta.

traduzione di Francesca Bornatici

Inizio pagina

 

qualcosa senza nome che ti emoziona

pietro federico

Quale luogo chiamerai casa?
Come me, come tutti,
quando ti sentirai sola.
Sentirai questa strana libertà che nessuno
vuol tenere o capire,
quando non riesci ad afferrare nulla
e tutto risplende e non ha fine.
Quando ogni singolo filo d’erba e di grano
ondeggia nel vento e ti chiama
dal silenzio e dalla bellezza in uno strano dolore
che brucia e scende
profondo come fosse la tua felicità.
La tua sola e unica anima.

Riesco appena a portare il mio dolore.
Cosa accadrà domani,
senza una ragione
i tuoi occhi fuggiranno oltre l’ombra del porticato
in un’emozione senza nome
oltre ogni cosa e nome,
persino quello di tua madre e il mio?

Quando tutti i nomi e le parole vengono meno,
e non puoi dire o pensare,
quando ogni albero è una vela
e ogni soffio di vento è un richiamo.
Quando ogni cosa che io possa fare spezzerebbe
La tua unica occasione, la tua anima.

traduzione di Francesca Bornatici

Inizio pagina

 

non so più cosa intendo

pietro federico

Non so più cosa intendo
quando dico parole come “tu” o “io”.
“Tu” sei solo tu, o siete voi due?
Come una quercia trafitta e incendiata dal sole.
Il mio petto è una piazza
attraversata da un bimbo che corre
e spaventa un folto stormo di piccioni
che spiccano il volo a ondate.
Così volan via le parole.
Non solo “tu”, ma ogni parola
suona come stesse volando in un mondo nuovo,
in lacrime, nel silenzio (mio il silenzio, non tuo),
in paure, nella violenza di una delicata pretesa d’amore.
La finestra non ha più un nome
e non so bene cosa sia diventata,
guardo fuori da un riquadro di legno
nel bosco, nel mondo.
E cos’è il bosco?
Ancora il marrone, si mescola nel verde,
lance d’ombra che rendono onore a una corona scintillante,
il regno sconfinato che ero solito chiamare “alberi” e “vento”
e “sole”.
Ti sto aspettando e sto guardando tua madre,
sono qualcosa di sconosciuto: un padre,
stelle tremule nell’alba bastano per ridere
in faccia alla morte, al nulla,
bastano per assillarmi con cosa, come e perché.

Sebbene ancora non sia nata, vedo coi tuoi occhi.

traduzione di Francesca Bornatici

Inizio pagina

Home | Archivio | Cerca

Archivio

Anno 10, Numero 40
June 2013

 

 

©2003-2014 El-Ghibli.org
Chi siamo | Contatti | Archivio | Notizie | Links