El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

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tre piccoli racconti dell'era globale

tatiana olear

QUELLO CHE VOGLIAMO VERAMENTE

I

LA CANDIDATA CHE MEGLIO CI RAPPRESENTA

Zona pedonale di una grande città italiana. Poco prima delle elezioni politiche. Un gazebo di propaganda elettorale riporta la scritta: Lista civica. La candidata che meglio ci rappresenta! I manifesti elettorali affissi sono privi di volto, alcuni monitor li ripropongono. Sotto il gazebo, una donna in avanzato stato di gravidanza, indossa un tailleur costoso, che non riesce più a chiudere. Ha i piedi gonfi, calza delle ciabatte, i capelli sono disordinati e quattro bambine le sono appiccicate addosso. La donna grida a quattro venti, ma la sua voce è interrotta dalle urla delle bambine.

«Votate la nuova lista civica! Votate la candidata che meglio ci rappresenta! Venite, vi spiego perché votarla! Venite, vi spiego come votarla!»
«Votate la candidata che meglio ci rappresenta! Votatela, perché non ha mai rubato fondi pubblici! Votatela, perché non ha mai intascato tangenti! Votatela, perché non è mai stata condannata né per reati civili né per reati penali. Votatela perché non è mai stata rimandata a giudizio! Non ha mai e poi mai avuto legami con la mafia! Non si è mai venduta a nessun gruppo industriale o finanziario! Lei non va a farsi capelli nell'orario di lavoro, non manda le segretarie a farle la spesa. Lei non ha mai bidonato nemmeno una riunione, non ha mai fatto saltare nessun appuntamento, non ha mai ignorato le richieste dei cittadini e a maggior ragione, se fosse possibile, quelle delle cittadine!»
«Donne, votatela! Perché lei sa come vi sentite. Sa, che quando si tratta di una promozione, i capi hanno occhi solo per i vostri colleghi maschi. Lei sa, che quando rimanete incinte le vostre gravidanze non si vedono fino a un mese prima del parto e i vostri figli smettono di essere visibili non appena ne compiono tre! Lei sa come vi sentite e farà di tutto per aiutarvi!»
«Uomini, votatela! Votatela, perché è affidabile. Lei non si ammala mai. Il suo rendimento è stabile. Non è soggetta né a cambiamenti d'umore, né a infatuazioni che pesano sul portafoglio del contribuente. Lei non mollerà, perché non rimarrà incinta. Si da così tanto da fare, che non ce l'ha nemmeno il tempo per farsi vedere da suo marito, figuriamoci per darsi da fare in quel senso!»
«Votate la candidata che meglio ci rappresenta!»

«Mi raccomando, quando andrete a votare, votate in modo giusto! Non date retta a quelli che vi dicono quale casella barrare. Il fatto è che per non barare con la vostra coscienza, non dovete barrare nessuna casella! Ce li avete presenti i loghi? Ecco, il suo è quello che non si vede! Non barrate nulla, lasciate la scheda bianca e questo vorrà dire che avrete votato lei! »

«Sì, lo so, a volte potrebbe sembrare che lei non ci sia mai. Invece lei c'è ed è ovunque; asili, uffici, appartamenti e imprese delle pulizie! È ovunque come Dio! Votate Dio! Votate il Dio, anzi la Dea! La Dea di tutte le donne!»
«Sì, le divinità sono invisibili e le donne sono fatte a loro immagine e somiglianza! Vi ricordate quell'invisibile mano che Atena ha dato ai Greci durante la guerra di Troia? Allo stesso modo la Candidata spalleggerà i vostri figli e mariti stanziati in Libano e in Afghanistan! I finanziamenti che lei erogherà per le missioni all'estero si vedranno così poco, che i vostri figli e mariti torneranno presto a casa e finalmente potrete rivederli. Le Ninfe e le Driadi si sono occupate per millenni degli alberi e dei torrenti in modo invisibile. Hanno forse ottenuto un misero riconoscimento da parte di quegli imbroglioni insediati sull'Olimpo? Neanche per idea! Ma gli alberi hanno continuato a crescere e i torrenti hanno continuato a fluire. E allora fatevene una ragione anche voi. Fregatevene della riconoscenza! Fate crescere gli alberi e scorrere i torrenti. Occupiamoci una santa volta del mondo invisibilmente e in silenzio. Ed è così che il mondo sarà nostro. Sarà così come lo vogliamo. Qual’è il primo passo per avere il mondo che vogliamo? ... Giusto! Votate la candidata che meglio ci rappresenta!»
«Però, un attimo! Attenzione! ... Sento che sta arrivando il momento del collegamento in diretta. La candidata risponderà alle vostre domande e ascolterà le vostre richieste!»

Si accendono i monitor, ma l'immagine è disturbata

«Che peccato! Questo problema tecnico non ci voleva! Aspettate... ecco che c'è, c'è il segnale!»

Sul monitor compaiono dei testimoni ancora sconvolti per la felicità

Un gruppo di madri: « È stata qui! Ha fatto sostituire gli infissi marci nella stanza della nanna. Non ci saranno più spifferi. I bambini potranno finalmente dormire! (Pausa) Non avevamo ancora finito di ringraziarla, che se n'era già andata!»

Un'imprenditrice esaltata davanti a una banca: «È stata qui! Li ha convinti a concedermi il prestito! Erano mesi che lo stavo chiedendo... Non ho fatto nemmeno in tempo a ringraziarla!»

Lavoratrici che piangono con contratti appena firmati tra le mani: «Non saremo più precarie! Non osavamo nemmeno chiederlo al capo!...Oh, ma lei dov'è? Era qui un attimo fa. Non l'abbiamo ancora ringraziata!»

Giubilo popolare in una piazza davanti a un prestigioso palazzo nuovo di pacca: «È tutto merito suo! Avremo una casa tutta nostra! Avremo un tetto sopra la testa!... Ma dov'è lei? Dov'è la nostra benefattrice?»

Il collegamento è finito, la donna riprende a parlare:
« Vedete come fa? Lei sa che il mondo non è povero. Lei sa che il mondo è pieno di opportunità e di risorse. È l'impercettibile diplomazia della candidata, che aiuta a trovare gli accordi tra le realtà che non si vedono.»
Quindi votatela! Votate la candidata che meglio ci rappresenta! Quante rinunce ha dovuto affrontare per arrivare dov'è arrivata, per diventare ciò che è diventata. I suoi genitori investirono in lei le loro migliori speranze: da bambina doveva far questo, quello è quell’altro. Tanti obbiettivi importanti le hanno fatto dimenticare cosa voleva veramente. Cercava così tanto di non deludere le aspettative dei professori, che gradualmente si è scordata di chi era. Quando si guardava allo specchio, vedeva la propria immagine sempre più annebbiata. I suoi professori all'università e poi i suoi datori di lavoro vedevano in lei molte qualità, che alla fine hanno sostituito quelle che aveva naturalmente. Il suo costante impegno per gli altri non le ha lasciato più spazio per se stessa. Tanto che guardandosi allo specchio si vedeva sempre più sfuocata. Era la nebbia che andava a diradarsi…»
«Adesso la sua è una purezza assoluta. L'intenzione è tutto, la forma è niente. Per poter accontentare tutti, non può permettersi di avere una forma. Sarebbe sempre offensiva per qualcuno. L'ultima intenzione della candidata è offendere un qualche credo politico, ideologico o religioso. Lei non porta veli, croci o stelle di Davide.»
«Il suo abbigliamento non è né troppo provocante, né troppo casto.»
«È davvero la candidata che meglio ci rappresenta!»
«Ecco, guardate! È la sua macchina! Sta arrivando! Che gioia! Potrete conoscerla di persona. Potrete farle domande e avanzare richieste! »
«Ma… cosa succede? Oh, no! Non ha trovato parcheggio!»
«Ecco un altro problema di cui si occuperà quando l'avrete eletta! Eccola, ripassa! Tra pochi istanti sarà qui e potrete conoscere la candidata che meglio ci rappresenta! »
«Ecco, la macchina si è fermata. La candidata è scesa. Dov'è ora? Ma certo! È così rigorosa e rispettosa delle regole, che sta girando l'isolato per poter attraversare la strada sulle strisce.»
«Eccola che percorre la strada, che avanza verso di noi. È lei, è la candidata che meglio ci rappresenta! Oh, l'hanno trattenuta! L'hanno chiesto di entrare in un negozio per l'ennesima richiesta d'aiuto. Sapete, quel negozio in fondo alla strada è una bottega storica e sta per fallire. È lì da più di centocinquant'anni e ora forse non ci sarà più! Anzi, ci sarà, ci sarà, guardate quanto è felice il proprietario!»
«La candidata risolverà i suoi problemi come ha risolto molti altri. Oh no, l'hanno fermata ancora!»
«Non scoraggiatevi! Preparate anche voi le vostre richieste. Datele la vostra fiducia, investitela della vostra fede! I vostri desideri saranno esauditi. Dovete votarla, dovete crederci! Cosa? Come osate dire che non c'è? Vi ho detto che è ovunque! Lei è ovunque con il suo inconfondibile calore!»

Partono a soffiare le stufette elettriche abilmente nascoste sotto il tavolo

«Sentite adesso? La sentite? Lei è ovunque. Lei è noi. Lei è dentro di noi. Accoglietela. Fatela vostra. Fatela parte di voi.»

La donna sembra udire una voce impercettibile per gli altri.

«Come? Ah, certo, certo! Facciamo questo sondaggio? Chi ha l'intenzione di votare la candidata che meglio ci rappresenta alle prossime elezioni, alzi la mano!...Nessuno! Come nessuno? Non vi vergognate?»

Il calore cessa.

«Ecco! Ecco cosa avete fatto! Se n’è andata! L'avete fatta andare via! Stupidi, stupidi babbei che non siete altro! Avete avuto la vostra possibilità di cambiare e l'avete sprecata! Avete buttato nel cesso un'occasione di migliorare le vostre misere esistenze! Le misere esistenze di tutti noi! È inutile piangere e recriminare!»
«Quella sensazione che avete provato, non la scorderete più. Nessuno lo può scordare, quel calore... »
«Perché quel calore è l'amore della Dea Madre! È la sensazione di essere amati da Dio.»
«Se volete che ritorni, votatela! Votate Dio! Anzi, la Dea! Votatela! Votate la candidata che meglio ci rappresenta!»

II

LO SDOPPIOLIN E IL VERO JA

Davanti ad un grande ospedale c’è un rappresentante in giacca e cravatta. Alle sue spalle un cartellone pubblicitario con la foto di una boccetta con il tappo sicuro, riporta la scritta Sdoppiolin a caratteri cubitali.

« Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Compagni e Compagne, Camerati e Camerate, Amigos, Tvarišci, Bhai e Sardari, Damen und Herren, fermatevi e venite qui. Ci vuole solo qualche minuto, per conoscere il nuovo straordinario farmaco, che potrà cambiare per sempre la qualità della vostra vita.»
«Fermatevi, venite a conoscere lo Sdoppiolin! L'ultima frontiera della ricerca, creato da uno staff internazionale composto da medici, chimici, biologi e biochimici. Il brevetto è stato depositato negli Stati Uniti e la sua commercializzazione è stata approvata dalla Comunità Europea.»
«Sdoppiolin è un farmaco che provoca una rivelazione dell’autentica identità nascosta dell'individuo. Signora, non sente forse la pressione della società, che la costringe a stare perennemente a dieta e a spendere tutto il suo stipendio per quel completino di Armani?»
[email protected]? Certo che lo fa per se stessa! Ci mancherebbe altro! Forse però…non sarà per quella “lei stessa”, che crede ciecamente che il suo valore di donna sta nell'essere magra e nel portare un vestito costoso? Lei è proprio sicura, che con qualche chiletto in più e con un abito meno impegnativo sarebbe più brutta, che sarebbe meno donna, che non sarebbe più se stessa? Forse la sua vera identità, quella che lei non ascolta, la pensa diversamente! Non vuole scoprire quello che vuole per davvero?»
«Ehi, Amigo, sì, parlo proprio con te! Sei proprio sicuro che quella divisa da netturbino sia il meglio che ti possa offrire la vita? Si, la vida, mi hai capito bene! Non vuoi forse tirar fuori il tuo “io” più capace, più ambizioso, quello che decide di imparare finalmente questa dannata lingua e di fare un po' di carriera?»
«Hey Sir, anzi, gospodin chorošij, ne beghi, rodimyj! Ah, tu capisci anche l'Italiano, certo, me l'immaginavo! Altrimenti come si fa a fare gli affari quaggiù? Ma sei proprio sicuro che quei soldi, scusa…quei molti soldi, scusa, scusa… quei moltissimissimissimi soldi che guadagni ti ripagano quella faccia sconvolta, la gastrite, la pressione alta, la stitichezza e l'insonnia? Quanti farmaci devi prendere al giorno? E poi devi farti di cocaina lo stesso, se no non sei più performante! Credi davvero che questa sia la vita migliore che tu possa avere?»
«Lo Sdoppiolin può risolvere il tuo problema. »
«Potrebbe risolvere i problemi di voi tutti. Datevi una chance, lasciatevi spiegare i benefici straordinari del nuovo farmaco.»
«La ricerca scientifica che ha portato alla creazione del farmaco è stata preceduta da un approfondito studio storico e sociologico sui percorsi esistenziali e sulle vere aspirazioni degli individui. Illustri esempi nella storia antica e contemporanea, confermano spesso e volentieri che non esiste nessuna correlazione tra ciò che un individuo fa e ciò che desidera! »
«Sì, gospodin chorošij, accade anche dalle tue parti. C'è l'hai presente il vostro zar Alessandro I, sì, quel coglione che ha vinto la guerra con Napoleone e ha occupato Parigi? Come faccio a saperlo io? Naturale! Sono uno scienziato io, un uomo colto, e che cazzo! Ma per chi mi hai preso? All' epoca sì che eravate cazzuti voialtri, non come adesso con il vostro fottuto petrolio. Come mi permetto? Me lo permetto perché tra pochi minuti nessun petrolio del mondo avrà più importanza per te, gospodin chorošij, e neanche per lei, Signora, e nemmeno por te, Amigo!»
«Allora, parlavo di Alessandro I: alla fine quel mollaccione mandò a puttane tutto e si fece asceta.»
«Pascolava le capre e dava buoni consigli a bifolchi ignoranti. Ed era felice così! Ma se quello era ciò che voleva, non poteva svegliarsi prima e risparmiarsi l’assassinio del padre e un sacco di baggianate strategiche all'inizio della guerra? Quelle baggianate che permisero al suo ex amichetto Napoleone, che per inciso, non era proprio un pirla qualsiasi, di distruggergli il mezzo paese e di far fuori un sacco di gente che non c’entrava una minchia? Finché il sopramenzionato Alessandro non ebbe il buon senso di richiamare in servizio quella vecchia volpe del generale Kutuzov, che gli salvò il culo! Non avrebbe fatto meglio ad andare a pascolare le capre fin da subito?»
«Dicevo che gli approfonditi studi sociologici hanno dimostrato, che il dono più prezioso che la natura o Iddio, fate voi, ha fornito all'uomo è il libero arbitrio e che il vero male che affligge da millenni l'essere umano, è il non poterlo applicare, perché le nostre vere identità vengono sostituite dal condizionamento sociale! Da qua all'idea dello Sdoppiolin il passo è stato breve. Gli studi medici hanno individuato i neuroni responsabili di questo fenomeno e in seguito i ricercatori in biochimica hanno scoperto la molecola che è in grado di intervenire sull'attività di questi precisi neuroni a livello cellulare. Questa formidabile molecola produce come effetto la liberazione del vero Io, Ich, Ja, Je, Me del soggetto.»
»Non ci credete? Allora vi faccio una piccola dimostrazione, che annienterà tutti i vostri dubbi. Ecco, apro la chiusura sicura a prova di bambino dello Sdoppiolin. Sì, ai bambini è controindicato, perché la loro identità non si è ancora formata. Verso tre gocce in un mezzo bicchiere d'acqua. Lo ingerisco. Sa di un ottimo brandy, tra l'altro. (Pausa) Ed ecco, vi saluto, Signori e Signore. Tra pochi istanti vi presenterò il mio vero io, il mio vero JA, gospodin horošij. Good by![email protected]

Il rappresentante starnutisce fragorosamente:

«Ciao, bella gente! Siamo numerosi oggi. Quel maledetto impostore che c'era qui prima di me vi ha fatti su, eh? Cos'è un impostore? Come si dice in russo? E che ne so io! Ci siete cascati anche voi! Quell'altro tizio vi ha raccontato un sacco di balle! Non è un rappresentante! Non esiste nessuna ditta farmaceutica, nessun brevetto! L'ho inventato IO lo Sdoppiolin, solo IO, ed è a ME che dev'essere grato quel cretino, che nemmeno capisce che cosa ha per la mani! Ho fatto tutto IO, dall'inizio alla fine. Sono IO il genio, senza di ME lui non sarebbe niente, uno zero assoluto! Sono IO che l'ho fatto arricchire tanto da aprire quel conto in Svizzera e quello a Montecarlo! Gli ho portato IO i soldi, il successo e la gnocca! Non sarebbe mai stato in grado...»

L'effetto del farmaco svanisce. Lo sguardo dell’uomo per qualche istante diventa vitreo e poi torna normale.

«Avete visto? Il cambiamento avviene per davvero! Avete intravisto il mio vero io, il mio me, il mio Ja, gospodin horošij. Vi siete affacciati all'armonia, alla vera felicità che solo lo Sdoppiolin vi può dare? Come? Vuoi sperimentare il formidabile farmaco? Proprio tu che dubitavi tanto?»
«Ma certamente... Non serve strapparmelo di mano, ti faccio fare questa prova volentieri e gratuitamente! Chaljava, gospodin horošij! Una, due, tre gocce per te. Pej za moë zdorov'e! Già fatto? Quanta fretta! Fretta e furia! Perché lo vuoi fare, che prima non t'importava niente?»

Il russo parla in russo e ingoia le gocce. IL rappresentante traduce il suo discorso:

«Dice che secondo lui il suo vero Ja, farà finalmente a pezzi la concorrenza. Secondo lui lo Sdoppiolin lo farà finalmente diventare un vero pezzo da novanta. Vuole essere un figo più figo di Abramovic! Spera che lo Sdoppiolin gli faccia passare quelli insensati scrupoli morali, che ha acquisito ai tempi sovietici! Vediamo un po' se ha ragione o meno...»

Il russo starnutisce. Poi parla in Italiano senza accento:

«Dove sono? È un ospedale questo? Quanti poveretti bisognosi d'aiuto che ci sono qui! Voglio aiutarli tutti! Chissà quanti potrebbero morire oggi stesso? I finanziamenti statali e le donazioni private non sono sufficienti! E quanti bisognosi di cure che ci sono poi nei paesi in via di sviluppo! Maledetti capitalisti, ve ne fregate! Ma io chi sono? Ero un imprenditore. Sono venuto qui per stringere un accordo con l'Enel. No, no, no, è tutto sbagliato! Vorrei aiutare, vorrei dedicare la mia vita a coloro che hanno bisogno d'aiuto. Voglio dare i miei soldi ai poveri e ai malati! Ehi, tu, sì, tu, netturbino, Camarado! Da dove sei venuto tu? Da Cuba? Compagno, prendi i miei soldi, tienili tutti, mandali ai tuoi figli che hai lasciato a Cuba, anzi basteranno per le cure mediche e per l'istruzione di tutti i bambini cubani!»

Il sudamericano piange e risponde in spagnolo. Il russo traduce:

«Dice che non vuole niente, solo le tre gocce del farmaco! Dice che qua ha dimenticato come si possano avere altre aspirazioni che riempirsi la pancia e comprare un televisore più grosso. Dice che vuole ritrovare gli ideali dai quali è scappato, solo ora capisce che sbaglio che è stato.»

Mentre il russo, dopo aver avuto per qualche istante gli occhi vitrei, si accascia al suolo completamente frastornato. Il sudamericano starnutisce e comincia a parlare in italiano perfetto:

«Oh, che bello! Come mi sento bene! Che fuoco nelle vene! Cos'è questo schifo che ho addosso? È degradante per un vero uomo! Via questa tuta di merda! Bella, sono qui per te! Sì, parlo con te, completino Armani, vieni qua, che te lo tolgo! Senza sarai più femmina. Ti voglio, ti desidero. Vieni con me e vedrai che ti scoperò come nessuno ti ha mai scopato. Non te la senti? Come sarebbe a dire che non te la senti? Tu mi vuoi! Lo vedo che mi vuoi... »

La abbraccia con passione e la donna gli sussurra qualcosa all'orecchio. Il sudamericano senza pensarci due volte condivide la confessione con gli astanti:

«Dice che non è abituata alle richieste così dirette, ma forse, se beve quelle tre gocce le cose potrebbero cambiare. Ehi, genio, ci passi 'ste gocce o no? Qua finisce che schizzo nella mutanda...»

Il rappresentante prepara il farmaco per la donna e lei beve. Il sudamericano si stacca dalla donna e il suo sguardo diventa vitreo. La donna starnutisce e comincia a parlare.

«Cosa fai, deficiente? Ehi, ma siamo tutti pazzi qua? Mi stanno molestando pubblicamente e nessuno dice niente? Io ti denuncio! Vi denuncio tutti per omissione di soccorso! Non va bene niente in questo maledetto paese! Ci sono solo ingiustizie e menefreghismo! E io? Cosa sto facendo qua? Mi sembra di ricordare vagamente, che dovevo andare in ufficio... Oh, no!. L’ufficio no, non lo reggerei. Ho bisogno di fare qualcosa di vero, io, ho bisogno d'azione! Perché non ho fatto come chiedevano in quella pubblicità? Perché non mi sono arruolata nella polizia? Anzi sapete cosa vi dico? Vado ad arruolarmi ora! Finalmente la mia vita avrà senso...»

Il suo sguardo diventa vitreo e si accascia accanto agli altri due, che nel frattempo hanno cominciato a riprendersi. Questa volta è il rappresentante a parlare:

«Bene, avete visto tutti, che lo Sdoppiolin vi farà scoprire il vostro vero io. Non c'è inganno. Per voi altri che siete giunti ora, farò un’altra piccola dimostrazione.<[email protected]

Beve altre tre gocce e starnutisce. Poi prosegue con la voce leggermente rauca:

[email protected], il bastardo ne ha fregati altri tre! No, non posso lasciargli fare i suoi porci comodi alle mie spese! Sono un genio, IO! Ho bisogno di esistere ininterrottamente! Ho bisogno della continuità per poter creare! Dov'è il mio Sdoppiolin? È MMMIO, l'ho inventato IO! Non lo sto rubando, è quell'altro che l'ha rubato a ME!»

Cerca di svitare il tappo sicuro, ma non ci riesce. Poi si rivolge al russo:

«Ecco, eccola, la fregatura! La manualità non è mai stata il mio forte. Ehi tu, rimbambito, vuoi aiutarmi?»

Il russo esegue. Il rappresentante svuota la metà del flacone nel bicchierino e fa al russo un cenno di riavvitare il tappo prima che i suoi occhi diventino vitrei. Poi attacca a parlare con voce normale:

«Rieccomi con voi, Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Damen und Herren, Amigos, Bhai e Sardari. Dopo questa dimostrazione avete forse ancora qualche dubbio? Come? Cosa ha detto lei? Signora col berretto rosso, parlo con lei! Perché sono così frastornati? Piccolo effetto collaterale. La prima volta il passaggio da una identità all'altra, è un pochino traumatico, poi diventa facile. Come scivolare giù da una montagna. Guardate quanto è facile quando si è allenati!»

Ingoia il contenuto del bicchierino preparato dal genio suo alterego e starnutisce fragorosamente. Poi parla ancora:

«C'è l'ho fatto! Ora sì che mi sento me stesso! Ora ho tempo e batterò quell'altro sul tempo. Mi faccio una secchiata di Sdoppiolin, però mi servono soldi per comprare gli ingredienti. I numeri dei miei conti in banca e il codice della cassaforte, il bastardo se li ha imparati a memoria.»
«Gente, datemi voi quel che potete, non chiedo poi molto, dieci euro a testa potrebbero bastare per garantire la continuità al mio genio, che frutterà a voi il contatto con il vostro vero io!»
«Finanziate il genio di cui il prossimo obiettivo sarà l'elisir della vita eterna!»

Tira fuori una scatola e comincia a raccogliere soldi.

III

La vittima della geopolitica

Sono una vittima della geopolitica. Non sono una criminale di guerra. Sono una scienziata...
Avrei potuto continuare a fare l’infermiera o la commessa, ma poi ho deciso di dare una svolta alla mia vita… Posso fare solo un lavoro sedentario… Dopo l’esposizione al sarin in Iraq, ho perso l’uso delle gambe… Chissà quanto gliene importa a loro…
Dalla mia finestra vedo il cortile a tombino pietroburghese, il sole non illumina mai il lato del mio palazzo, vedo un minuscolo rettangolo del cielo plumbeo e ogni tanto un piccione o un gabbiano che lo attraversa...
Avrei dovuto rimanere a fare la commessa o la bibliotecaria, almeno avrei passato più tempo con la mamma...
Non so a che cosa servissero le mie ricerche, seguivo solo la mia piccola parte, il resto era segretato anche per me...
Devo automassaggiarmi, altrimenti mi vengono le piaghe da decubito...
Non so cosa farmene della laurea in biochimica in Russia...
L’infermiera viene dopodomani. Riuscirò a cavarmela?..
Non so se la mia vita abbia un senso...
Questo contatto me l’ha passato un’amica di un’amica di una mia ex compagna di scuola. Ho fatto una ricerca su Internet. La sede centrale si trova nel Vermont, Stati Uniti d’America...
Ho sognato di nuovo, dopo anni e anni, di essere in riva all'oceano. Altre volte mi trovavo sempre su una striscia di sabbia sotto una scogliera, mentre la marea montava. Altre volte le onde mi bagnavano i piedi, poi le ginocchia, poi il petto ed ecco che ne arrivava un’altra, che mi avrebbe inghiottito, ma io mi buttavo, perdevo i sensi e mi svegliavo sulla riva, sopra la scogliera, in alto. Altre volte capivo che nonostante il soffocamento, nonostante la paura, la mia vita sarebbe cambiata e che sarebbe stato un bene. Ma questa volta era diverso, vedevo la marea dalla cella di una prigione, ne sentivo il profumo, a volte gli schizzi mi arrivavano in faccia, sentivo il loro sapore salmastro sulle labbra e là fuori c'era il sole. Ho provato un'angoscia e uno strazio indicibili. Poi mi sono svegliata e lì ho provati di nuovo.
Finché c’era la mamma, ce la cavavamo con la sua pensione
Avevo visto l'annuncio in bacheca all’Università: Ricercatori in biochimica cercasi. Luogo: Iraq. Tempo d’impiego: 5 anni. Il foglio era sbrindellato, avevano già strappato tutti i bigliettini in basso. Sarà uno scherzo, ho pensato, ma poi ho chiamato lo stesso...
Sento che tutti i miei tentativi falliranno. Anzi, ho paura che ci saranno conseguenze devastanti… Ma cosa mi ha preso? Cercare di nuovo un lavoro all’estero! Mi si stringe lo stomaco solo a pensarci...
Io avevo un portafortuna che mi trascinavo dietro ovunque andassi: una tazzina di porcellana, che mi aveva regalato mia mamma. Quando sono scappata dall'Iraq non ho potuto passare dal dormitorio. Per tutto il resto non m'importa niente, nemmeno per i libri, ma la tazzina…Tutto va storto, da quando non ce l'ho più...
Piove, la macchia sul soffitto si allarga...
Ma perché hanno dovuto invadere proprio l'Iraq? Non potevano invadere qualcos'altro?...
Mi manca la mamma...
Niente è sicuro in questo mondo. A nessuno importa niente di chi era alleato con chi...
Dalla mia finestra vedo il cortile-tombino pietroburghese. Il cielo non è più plumbeo, c'è uno squarcio azzurro tra le nuvole. Un azzurro intenso come solo il cielo del Nord possa avere...
Mangiare, dormire, controllare la posta, piangere, controllare la posta di nuovo...
Grazie a questa casa, partiamo per un'altra. Così diceva mia mamma...
So molto bene che la mia vita non ha senso.
My name is Svetlana Aleksandrova, born in 1975, Lipetsk, Russia

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editing a cura di Sara Pessina

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Anno 10, Numero 40
June 2013

 

 

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