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Quando la notte senti
sulla lingua dell’altro
l’infame assafetida
il rapido coltello omicida del lime
che si insinua tra
orge di fragoline di bosco
arabeschi di aglio
formosi attorno a
custodi chiodi di garofano
pensi al desiderio
come lo si possa trovare
delicato come acqua di rose
o diretto come il cilantro
che si sprigiona dal respiro
del tuo amato, effluvio di senape
ciò che persiste dopo
che vi consumate l’un l’altro
è questo ricordo di spezie
che danzano valzer di sale
e fritillarie alla menta
che salutano fronde di prezzemolo
ragione per cui la delicatezza
al latte del mishti bengalese
il mistico rabri di Varanasi
il pak di Mysore che devoto si scioglie
nei vostri stomaci arrendevoli
le volute intricate del jalebi
come firme sostengono
solo una causa minore
affetto, ma non amore
se davvero siete affamati
dovete far struggere il mondo
in agonie di paprica
timpano di curcuma
che cela spirali di rosmarino
e coriandoli di cumino
che cadono nel crepuscolo di basilico
mentre vagate tra
boschi di favolosa cannella
persino le trame irregolari
dello zenzero devono per voi sapere
di dolce, se avete banchettato con l’amore.
Una dea mastica il mito
come le altre donne il paan
succhi rossi a sporcarle la bocca.
Annoiata dai suoi stessi poteri
immensi e spettrali, Kali rimugina
su Shiva, è perversa.
Non lo supplicherà
né gli rivelerà la nascita di Ganesha
non gli chiederà di tornare a casa.
Shiva la ama, ma assenze
e apsaras son per lui naturali
nessun dio è frenato dai suoi peccati.
Kali desidera un mortale, il cui giorno
inizi con lei, finisca all’imbrunire
tra le sue braccia, un uomo che morirà
senza di lei, il cui amore pur fallibile
è sicuro, vuole farsi possedere
come creatura passionale, non come mito.
La solitudine l’ha resa pazza
è vagabonda, le membra ricurve
elemosina un amante, i capelli sfatti.
Volubile come Shiva, la memoria l’abbandona
Chandi o Durga o Parvati, quale
è lei? Quale dei suoi io qui piange?
Persino Ganesha, per cui prova
solo affetto, la esclude, persino lui
mostra insofferenza verso i suoi vizi.
Dove dovrebbe volgersi siffatta dea?
Kali, amante dei mondi terreni
vuole felicità definita in espressioni umane.
Il giudizioso Ganesha sa che questa dissolutezza
va dominata, Shiva, peripatetico
concorda, e attraverso la distesa desolata
Entrambi donano a Kali un’aquila compagna,
nessuna freccia la ferisce, niente la nutre, torna
ogni notte al suo nido nel cuore di lei.
Whitman non c’è
non ci sarà
né quest’anno né il prossimo!
Se ne è andato
lontano dove le due
Americhe si incontrano come balene che si baciano!
Oltre la rete
delle università
Whitman celebra la sua assenza!
vecchio delfino
senza un postmoderno
ricamo su di lui legge se stesso!
mentre siede nudo
su foglie d’erba
emettendo il suo grido barbarico!
per sempre trentasettenne
e in perfetta salute, mastica
le teste di soffioni e teoreti!
Quale critico benpensante
non vorrebbe mettere a dormire
questo noncurante ecologicamente rischioso!
bruto fallocentrico
una volta per tutte in quella
sua culla che dondola incessante? !
Ma al diavolo Whitman!
non lo si può disturbare
dice che il suo sesso contiene tutti i corpi, le anime!
ecco come si descrive:
duro, penetrante, vasto, inflessibile
e aiuto! Anche quando prosciuga i fiumi repressi!
del sé
in donne e quando pretende
la perfezione dai suoi trascorsi d’amore!
Whitman altera
ciò che chiama splendidamente
la base di tutte le metafisiche!
i suoi dei
sono pietre e muscoli
o un arcano Brahma incontrato!
senza fine
in tempi lontani in quello spericolato
passaggio in India mentre discende irradiando!
i suoi testi ammalianti
e cammina a grandi passi avanti e indietro tra
la decaduta Ionia e il Sanscrito e i Veda!
affetto da logorrea cronica
è chiaro il tizio detesta il silenzio, va farneticando
tutto il tempo di enigmi da risolvere e
spazi da riempire!
ignora beato
che la sottrazione è essenziale
le parole pericolose e che il dubbio si insinua
in ogni anima umana!
ah come vorrei
iniziare Walt al gioco di parole
alle parentesi e a tutte le gioie della paronomasia
quanto piacerebbe pure a lui!
Whitman – bianco che se ne infischia
che procede sbandando lungo gli stupidi pendii
della passione!
un valzer con Whitman
sarebbe uno sballo ma seccamente
si rifiuta di abboccare a ogni mia lusinga
intellettuale!
dice che non lo oscureranno
né intontiranno più i libri
si volgerà solo verso acque profonde e verso
la più distante!
spiaggia
e, spiacente, poveri babbei
che improvvisate nell’ambiente accademico!
Whitman non
ci sarà né quest’anno né il prossimo
Sono le rotte sconosciute che è andato a esplorare!