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una storia è come il vento

joanna eede (a cura)

Il racconto è tratto dal libro Siamo tutti uno, a cura di Joanna Eede (Logos Edizioni).
Frutto della collaborazione tra Joanna Eede e l’associazione Survival International, Siamo tutti uno è una raccolta di voci e immagini di popoli indigeni amplificate dal contributo suggestivo e stimolante di sostenitori, scrittori, filosofi, poeti, artisti, antropologi, giornalisti e fotografi di fama internazionale. Pubblicato in edizione originale inglese con il titolo We Are One in concomitanza con il 40° anniversario della fondazione di Survival, racconta le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni e mette in luce l’importanza che i loro valori e la loro saggezza rivestono per il mondo contemporaneo.

Sfrattati a forza dalle loro terre dal governo del Botswana, i Boscimani della Central Kalahari Game Reserve hanno vissuto per anni in squallidi campi di reinsediamento da loro descritti come “luoghi di morte”. Resi dipendenti dalle razioni di cibo governative perché la caccia di sostentamento era punita con arresti e pestaggi; stretti dalla morsa dell’alcolismo e della depressione, e flagellati da malattie come la tubercolosi e AIDS, prima sconosciuti, con l’aiuto di Survival i Boscimani decisero di trascinare il governo in tribunale. Dopo aver vinto, nel 2006, il processo storico che ha riconosciuto l’illegalità degli sfratti, nel gennaio 2011 i Boscimani si sono visti riconoscere anche il diritto fondamentale all’uso dell’acqua nelle loro terre, boicottato in ogni modo dalle autorità per impedire, di fatto, il loro ritorno nelle terre ancestrali. Oggi è stato riaperto il pozzo di Mothomelo, cementato dalle autorità all’epoca degli sfratti, e Survival lavora perché ne siano scavati altri: un primo, significativo passo verso l’effettivo ritorno a casa.

Una storia è come il vento, che arriva volteggiando da un luogo lontano.

Noi siamo i Boscimani San, i figli del primo popolo. Io, Nqate, vivo nel Kalahari. Conosco tutti gli specchi e le pozze d’acqua, tutti i luoghi in cui gli animali si radunano. Quando arriva la stagione delle piogge, gli animali ritornano e crescono i frutti. Se le piogge dovessero aumentare, in questo Kalahari ci sarebbe sempre cibo in abbondanza. Ma qualche volta tra una pioggia e l’altra passa un anno.

Sono un cacciatore. Caccio con i miei fratelli, Xlhoase, il cacciatore con l’arco, e Karoha, il corridore, che rischia la vita cacciando nel modo più difficile di tutti, correndo. Noi sappiamo seguire le orme. Siamo nati per questo. Parliamo in silenzio, a gesti. E leggiamo le storie degli animali.

Oggi dobbiamo uscire a caccia. Questo è ciò che facciamo, ciò che siamo. Il vento vi ha portato i nostri nomi, ma voi non conoscete le nostre storie. Il mio nome, Nqate, significa “che cammina sempre”, Karoha “che corre sempre”.

Noi non smettiamo mai di cercare e controllare i segnali, e ci indichiamo le tracce a vicenda. Qui per esempio, hanno banchettato da poco due porcospini. Camminiamo per ore seguendo le orme. Per non fare rumore, le mostriamo agli altri usando il linguaggio delle mani, per dire quanto sono fresche, a che velocità si stanno muovendo, qual è la taglia dell’animale… È maschio o femmina? Ha l’andatura salda? Sarà quello giusto?

Seguire le orme è come danzare perché il nostro corpo è felice; ti sta dicendo che la caccia sarà buona. Possiamo cacciare correndo solo nelle giornate molto calde. Cerchiamo di inseguire l’animale finché non muore. Possiamo portare all’esaurimento l’antilope alcina, l’impala, l’orice. Possiamo inseguire anche l’antilope saltante. Spesso gli animali sono troppo veloci, e dobbiamo rinunciare. Vuol dire che quell’animale non doveva essere cacciato. Ma qualche volta Dio, Bihisabolo, ci dice: “Ne lascerò uno da parte per voi”. E allora aspettiamo il momento propizio.

Un tempo c’erano animali ovunque. Oggi dobbiamo andare a cercarli. Guardiamo dove è passato un ghepardo. Ci mettiamo nella sua testa. Sta andando a caccia... Se lo seguiamo, ci condurrà alla preda. Di qui è passato uno sciacallo. La scia untuosa di una femmina di scorpione ci dice che l’orma è vecchia. Lo sappiamo perché lo scorpione si sposta entro la mezzanotte e qui la sua impronta passa sopra quella lasciata dalla zampa dello sciacallo.

Quando insegui un animale, devi diventare quell’animale. Quando l’animale è vicino, senti un formicolio sotto le ascelle. Allora sai che la caccia sarà proficua. Se impari a leggere i comportamenti degli uccelli trasportati dal vento, loro ti sussurreranno che la pioggia sta arrivando. Queste sono le cose che noi conosciamo. Seguire le orme è come danzare. Questa è la grande danza.

Il cuore dell’antilope saltante batte nel tuo petto. Vedi con i suoi occhi. Senti la sua striscia nera sulla tua guancia. Seguire le orme è come danzare, perché il tuo corpo è felice. Ti dice che la caccia sarà buona. Lo senti danzando. Quando lo fai, parli con Dio.

Nqate, Boscimane, Botswana

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Anno 9, Numero 37
September 2012

 

 

 

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