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pap khouma

La Rabbia e l’Orgoglio nei 150 anni dell’Italia

Cari lettori,

prima di scrivere l’editoriale della nostra rivista consulto spesso uno o più membri della redazione. Ascolto i loro pareri, tento di seguire i loro suggerimenti.
Questa volta l’editoriale voleva approfondire il tema del diritto di cittadinanza dei figli degli immigrati nati o cresciuti in Italia. Ne avevo parlato con Raffaele Taddeo della redazione. Avevamo ragionato insieme sul concetto e sull’acquisizione della cittadinanza in Francia, Olanda, Germania, Grecia, Usa, Senegal e in altri paesi del mondo dove vige anche lo ius soli. In alcuni paesi il diritto del suolo per i figli dei migranti nati sul territorio è automatico (Senegal, Usa, per esempio), in altri è più mediato ma è un diritto realmente garantito dalle rispettive costituzioni.
In Italia paese dove vivono e lavorano da decenni circa 5 milioni di stranieri e le loro famiglie vige lo ius sanguinis. Accedere alla cittadinanza italiana per i migranti o per i loro figli nati qui è un miraggio. Lo ius soli non è contemplato dalla costituzione italiana. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato alla fine del mese di novembre 2011:
“Negare la cittadinanza ai figli degli immigrati è un’autentica follia, un’assurdità. Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare il tema della cittadinanza ai bambini nati in Italia… Questi bambini si trovano fino ai 18 anni privi della cittadinanza di un paese al quale ritengono di appartenere, e se ne dispiacciono, se ne meravigliano, perché si sentono italiani come i loro coetanei”.
Signor Presidente della Repubblica, i figli di due immigrati nati e cresciuti in Italia, a 18 anni corrono il rischio di diventare irregolari o clandestini e potrebbero essere espulsi dal territorio nazionale e rimandati nella terra di origine dei genitori, paese con il quale spesso non hanno legami.
Signor Napolitano, è un sistema infame, antidemocratico e istituzionalmente si chiama apartheid.

Appunto, stavo commentando le parole del Presidente della Repubblica con Raffaele, cercavamo dei dati per poter meglio approfondire una tema così importante, quando giunge la notizia del campo rom attaccato e incendiato a Torino nel quartiere della Valette. Era sabato 10 dicembre. Il giorno prima, una 16enne torinese si era recata dai carabinieri e aveva dichiarato di essere stata stuprata da due rom di un accampamento vicino. Alcuni abitanti del quartiere hanno organizzato una spedizione punitiva. I rom sono scappati in tempo e i giustizieri del sabato hanno distrutto e incendiato l’accampamento. La 16enne aveva mentito. Non era stata stuprata.
Sono infinite le accuse di nefandezze contro i rom mai verificate. Vi ricordate di M.D. una ragazza rom accusata, nel quartiere di Ponticelli a Napoli nel 2008 da Flora Martinelli, 27 anni, di volere rubare la sua bambina proprio sotto i suoi occhi? I telegiornali ne avevano dato ampio eco. Il quartiere di Ponticelli voleva linciare la ragazza rom che per fortuna era stata salvata dalla polizia. Flora Martinelli aveva mentito. La ragazza rom era innocente.
Quando i rom sono tirati in ballo la verità non serve più.

E’ come la condanna di Sisifo, le disgrazie sembrano non avere fine.
Una notizia ancora più grave ci ha fatto quasi dimenticare le nostre riflessioni sul diritto di cittadinanza dei bambini in Italia, i campi rom incendiati. Nella tarda mattinata di Mercoledì 13 dicembre 2011, Gianluca Casseri, un estremista di destra, ha ucciso con una pistola due senegalesi e ferito gravemente altri tre in un mercato del centro di Firenze. Quel giorno, i cinque senegalesi, tranquilli venditori ambulanti, hanno avuto la sfortuna di incontrare Casseri, un membro di un presunto centro culturale denominato Casa Pound.
Ezra Pound era uno scrittore e un poeta americano. Badate bene, era un immigrato in Italia. Pound era molto noto per le sue posizioni nazifasciste e antisemite. Venerava Hitler e Mussolini. Chi si riconosce e dedica a questo personaggio deprecabile, Ezra Pound, cosiddetti centri culturali spuntati in diverse città d’Italia è ovviamente un nazifascista, un razzista.
Lo scrittore Gianluca Casseri era uno di loro. L’apologia al fascismo e al nazismo non è condannata dalla Costituzione italiana?
Casseri, badate bene, non era fiorentino, era emigrato da Cireglio, ma odiava a morte gli immigrati neri arrivati da contrade più lontane. Anders Behring Breivik, autore dell’attentato del 22 luglio 2011 che costò la vita a 77 giovani norvegesi a Oslo e a Utoya, era estremista di destra, era nazifascista e aveva dichiarato guerra contro la società multiculturale. Ha scritto un memoriale di 1518 pagine sull’argomento. Breivik leggeva anche molto. Tra i suoi libri preferiti c’erano La Rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci, la scrittrice che chiedeva agli occidentali con parole di fuoco di sradicare senza indugiare la società multietnica.
Quando si dice che leggere fa bene, allora si dovrebbe aggiungere che lo scrittore è un benefattore dell’umanità. Orianna Fallaci si autoproclamava benefattrice dell’Occidente e del resto del mondo.

Qualche tempo fa, per motivi di ricerche e forse per autolesionismo, ho letto il Mein Kampf di Adolf Hitler. Ho impiegato più di un anno per finire quell’obbrobrio. Le tesi di Mein Kampf, come sappiamo, si sono trasformate in un incubo per l’umanità. Ancora oggi riscontriamo le conseguenze.
Breivik e Casseri avranno letto, apprezzato e si saranno cimentati con Mein Kampf.

Dopo le stragi di Breyvik e di Casseri ho provato a leggere due opere maggiori di Oriana Fallaci: La Rabbia e l’orgoglio e La Forza della Ragione.
I due libri, conditi con lo “io” incommensurabile dell’autrice, sono un condensato di calunnie, odio, xenofobia, falsi storici, follia allo stato indecifrabile, contro popoli arabi e africani, musulmani, immigrati, Malcom X, Muhammad Ali, che la scrittrice definisce affettuosamente:
“fottuti figli di Allah… capaci soltanto di procreare come dei topi… Terroristi, stupratori, assassini, invasori, ladri, prepotenti, incivili, da combattere, da cacciare via lontano dalla civiltà occidentale”.
Alcuni passaggi dei due libri della Fallaci sembrano delle fotocopie del Mein Kampf di Hitler. Basterebbe sostituire la parola “ebrei”, abusata da Hitler e sostituirla con “arabo” o “fottuti figli di allah” ripetuta dalla Fallaci per avere un testo quasi simile.

In Italia, Oriana Fallaci è stata osannata non solo dalla Lega Nord o dalla destra ma anche dalle più autorevoli firme del giornalismo, Ferruccio De Bortoli, Angelo Panebianco, Giuliano Zincone, Giovanni Sartori. Tiziano Terziani, Dacia Maraini, Gad Lerner e pochi intellettuali hanno osato muovere delle critiche. Chi dissentiva veniva accusato da grande parte della stampa e dalla classe politica italiana, di essere un fiancheggiatore dei terroristi di Al Qaeda, seguace di Bin Laden, antioccidentale.

Ho rifiutato di credere che Magdi Allam, intellettuale di spessore, arabo fino al midollo, musulmano (poi ex), africano al 100%, immigrato a tutti gli effetti, abbia accolto con entusiasmo La Rabbia e l’Orgoglio e La Forza della Ragione che sono due libri costruiti su tesi raccapriccianti come il Mein Kampf. Come fa Magdi Allam a considerare Oriana Fallaci un modello? Come può sposare le sue tesi sulla guerra contro tutti i musulmani, arabi e contro la società multietnica? Un immigrato che diventa cittadino italiano non è costretto a cancellare tutte le tracce che lo ricordano e lo riportano alle proprie origini.
Fallaci era un’immigrata a New York, una delle città più multiculturali e multireligiosa del mondo, ma ciò non l’impediva di incitare i governi ad applicare delle leggi umilianti, di predicare la guerre contro gli immigrati in Europa, contro ogni forma di società multietnica, contro l’islam.
Oggi, Anders Behring Breivik, Gianpaolo Casseri hanno applicato alla lettera le allucinanti teorie della Fallaci. Presto, altri seguiranno il loro esempi e ci saranno altre vittime.

La Lega Nord e i suoi seguaci istigano alla violenza e al razzismo. Lanciano i sassi e nascondono tutte e due le mani. Sono in parte responsabili del clima di odio contro gli stranieri che si respira da tanti anni in Italia.
Quando erano ministri, Umberto Bossi capo del partito Lega Nord da un quarto di secolo, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, insieme ai loro alleati di governo, hanno proposto delle leggi che somigliavano a quelle varate a Nuremberg tra le due guerre mondiali.
Il loro compagno di partito Mario Borghezio si è fieramente schierato con Mladic, che a Sbrenica ha compiuto, insieme alle sue truppe, stragi e stupri di massa contro le popolazioni civili. Dopo l’arresto del boia Sbrenica, l’eurodeputato Mario Borghezio ha dichiarato: “Mladic è un vero patriota, andrò a trovarlo in carcere all’Aja”.
Il boia Mladic è accusato dalla Corte internazionale dell’Aja di stupro, strage di donne e di bambini, di crimine contro l’umanità.
Borghezio ha affermato alla radio che i motivi che hanno spinto Breyvik a compiere la strage: “Sono posizioni sicuramente condivisibili... Buone alcune idee espresse al netto della violenza, direi in qualche caso ottime idee”.
I psichiatri del tribunale Norvegese hanno concluso che Anders Behring Breivik, (che l’eurodeputato italiano Mario Borghezio ha elogiato alla radio) è infermo di mente. E’ pazzo e furioso. I pazzi furiosi non vengono processati. Verrà rinchiuso in un manicomio. Aja e Oslo non sono distanti. Mario Borghezio andrà in manicomio a trovare Breyvik e condividere le sue ottime idee?

Roberto Maroni, quando era ministro degli Interni aveva proposto di schedare con le impronti digitali i minori Rom. Dopo la violenta caccia al negro organizzata da una parte degli abitanti di Rosarno nel gennaio 2010, lo stesso ministro aveva affermato: “Che i calabresi sono stati troppo tolleranti con gli extracomunitari irregolari”.
Un altro esponente della Lega Nord proponeva nel 2010:
“Organizziamo retate casa per casa abitate da immigrati per stanare gli irregolari… Riserviamo delle carrozze della metropolitana ai soli milanesi…” Ci sono stati decreti sulle classi ponte che limitano il numero degli alunni stranieri nelle scuole pubbliche; decreti sulla sicurezza, con l’introduzione del reato di clandestinità, delle ronde padane, delle ronde fasciste e persino delle ronde “democratiche” della sinistra. Nella Germania nazista esistevano le ronde delle SS.

Se dei giornalisti autorevoli di questo paese sostengono delle teorie che sfiorano la xenofobia, i telegiornali si fanno l’eco della propaganda di politicanti contro gli stranieri e diffondano ripetutamente nelle case degli italiani notizie allarmanti sugli immigrati e che più delle volte si rivelano essere senza fondamenta, allora perché una ragazza e una mamma dovrebbero esitare ad accusare i rom di stupro o di furto di bambino? Perché un razzista di Casa Pound, Gianluca Casseri, non si sente autorizzato ad ammazzare dei neri incontrati per caso?.

Cari lettori,
di nuovo parafraso un grande drammaturgo:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht,
Berlino, 1932

In realtà i versi originari sono stati scritti da Martin Niemöller, un pastore luterano:
«Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico. Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».
Martin Niemöller è morto nel 1984. Era nato in Germania, a Lippstadt, il 14 gennaio 1892. Era un nazista convinto ma si è dissociato in fretta.

In questo numero proponiamo questi autori, che si ringraziano per la loro collaborazione: Agi Berta, Arben Dedja, Mohamed Malih, Julio Monteiro Martins, Pina Piccolo, Clementina Coppini, Diana Facile, Martina Chiari, Ginu Kamani, Dorianne Laux, Sushma Joshi, Božidar Stanišic , Cheikh Tidiane Gaye, Rosanna Morace, Michele Pandolofo.

Da qualche mese è iniziata una collaborazione con la casa editrice Uroboros, la quale pubblica sul proprio blog mensile testi scelti della nostra rivista.

Buon natale! Buon anno

Pap Khouma

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Anno 8, Numero 34
December 2011

 

 

 

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