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il fossile trovato non racconta
che i miei occhi azzurri guardano oltre i tuoi occhi
che i tuoi occhi neri si distolgono dai miei occhi
che il mio avambraccio bianco non riposa
semplicemente accanto al tuo avambraccio nero
che i miei capelli lisci dormono accanto ai tuoi capelli crespi
il fossile tuttavia racconta fino all’ultima vertebra
che la costa continuò dolorosamente a chiamare
il continente di cui un tempo fu parte
che il fynbos1 singhiozzò forte per gli amici strappati
che le rocce rugginose della costa agognarono per il fratello di sangue
scivolato alla deriva
ma il fossile sa che un tempo tutto era congiunto
che abbiamo aperto i nostri cuori l’uno all’altra
soltanto noi non sappiamo
perché ora ci tratteniamo in questa spietata unità
e con tanta furiosa avversione
1 Fynbos fine bush, la tipica macchia del Sudafrica
città computerizzata – sottosuolo programmato ideato alla perfezione il potere va per la sua terribile strada dalla tua memoria cibernetica voglio riprendere la mia vita e il mio onore e il mio nome distrutti dal nostro tempo ascoltami bene: mi rifiuto di testimoniare ancora rifiuto la tua decodifica della libertà voglio riprendere la mia vita e poi: a chi giova questa parola come posso capirmi in questa terra torturata dal testo come indugio immutata la libertà è già stata conquistata con le parole e le granate è stata presa io sento il suono di mille passi oh, non ignorarmi mai
voglio un’altra vita voglio camminare in altre strade voglio prendere l’ascensore in un’altra città per uscire su un piano nuovo voglio trovarmi in un altro supermercato voglio prendere cibi diversi da scaffali diversi voglio denti diversi voglio indossare abiti eleganti e sandali giallini voglio viaggiare su strade nuove con altre montagne ai finestrini voglio un’altra vita voglio un altro spazio che non devo condividere con te così da poter trovarmi in un luogo dove possa di nuovo desiderarti dove non devo confondere il desiderio con l’abitudine voglio avere nostalgia della tua bocca voglio immaginare i tuoi occhi devi essere nella mia testa più che nel mio letto in lingue amate voglio evocarti fino a quando arriverò dritta a te voglio un altro spazio voglio un’altra possibilità di mostrare ai miei figli l’amore che provo per loro (e mentre scrivo i loro volti appaiono come su un monitor) amato figlio voglio che tu sappia che tua madre è commossa dal tuo vulnerabile coraggio che sono sbalordita da quanto investi nell’amore con quanta delicatezza spendi la tua unicità le tue mani e i tuoi piedi la timidezza della tua nuca e i tuoi begli occhi – tutto ciò tua madre lo sa declamare a memoria nella notte voglio invocare uno spazio nuovo dove possa dire di amare ognuno di voi più di tutti (e se vuoi che dica che amo te di più – allora lo dico qui e ora: fra tutti amo te di più, figlio mio, proprio come ogni altro) dove possa dire che quello che sei continua a stupirmi che sono fiera di come sei che nei miei pensieri sempre ti abbraccio e ti stringo concedimi uno spazio in cui la mia angoscia presuntuosa le mie aspre sottovalutazioni possano sparire dove puoi sapere che nessuno mai potrebbe amarti in modo più liberatorio in modo più incombente di me ti prego dammi un’altra possibilità l’envoi voglio un’altra vita dove possa toccare libera da ostacoli e amare in modo imperituro sono stanca del deficit delle mie mani la mente e la lingua che impoveriscono non le voglio più sono stanca dei mutamenti: da come rimanere giovane a come restare in vita da come restare in vita a come amare da come amare a come amare per il bene sono stanca di questo desiderare a vita il bisogno di un’altra vita