El Ghibli - rivista online di letteratura della migrazione

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assurda visione di una donna senza patria

edvige giunta

Il piccolo canguro
balza
freme il marsupio vuoto
di ardore materno.

Lei incrocia il cammino
di una bambina cresciuta,
raccoglie vecchie lettere
e in una buca ammucchia
la posta inevasa coperta da secoli
di polvere.

Il cavallo pazzo lancia al galoppo
gli impetuosi
arti febbrili
sbatte la splendida testa
contro le porte chiuse
di un condominio vuoto.

Le mie cieche mani cercano
un'uscita dal vicolo1 buio
di una città americana,
dove Gesù cammina solo
portando una grossa croce
e si esibisce in vecchi trucchetti
per gli ospiti dell'Hilton.

Traduzione di Velia Februari e Andrea Sirotti

1 In italiano nel testo [N.d.T.].

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menta

edvige giunta

Sono la piantina di menta,
sana, in fiore
rigoglio di vita,
giunta a casa giovedì scorso
dal banco del contadino

appassita di colpo tra queste mura.

Stamani m'abbandono su una pietra solitaria
nel cortile al sole
e fisso sgomenta
l'alto basilico,
la salvia silenziosa, il piccolo rosmarino,
il giovane origano flessuoso
che si fanno compagnia
e assaporano il sole settembrino.

Mucchietto afflitto di foglie,
gialle, marroni, arruffate,
ciocche sparpagliate,
reiette, ormai vecchie,
aspetto di morire
sola.

Traduzione di Velia Februari e Andrea Sirotti

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la natura in guerra

edvige giunta

Traduzione di Velia Februari e Andrea Sirotti

Neve d'aprile sulla regione dei tre stati
segnalazioni di nevicate in loco
controllate le previsioni prima
di mettervi in viaggio

la natura in guerra

al caldo degli aridi paesi del Medio Oriente
il soldato americano persuade
l'iracheno a uscire allo scoperto,
un gesto innocente
con la mano sinistra,
ciao, esci, vieni fuori, chi sei? parliamo,
se non fosse per il dito della destra
saldo sul grilletto
la testa dritta
pronta.

Lentamente, a braccia alzate,
esce dalla casa bianca in pietra
la pietra grezza dei poveri
richiama l'ordine del soldato
fa' uscire anche gli altri.

Un altro, forse il figlio maggiore, una donna -
la moglie? E tre bambini, due maschi,
un po' più grandi del mio di tre anni
che adesso gioca alla scuola materna
di Fort Lee.
Oggi pizza e torta
per il compleanno di Nazim.

Poi, la bambina.
Non più di dieci anni.
Le esili braccia sollevate
una paura che
si taglia col coltello,
singhiozza muta in TV.

Quei gesti
il silenzio, il terrore,
quella processione di braccia alzate.
Tutti e cinque si prostrano dinanzi all'arma.
Una preghiera oscena.

L'annunciatrice spagnola
arriccia le labbra,
esas, las imagines de la guerra.

Cambio canale,
piango per quella figlia,
per i nostri figli, quei bambini
iracheni che corrono
a fianco delle auto dei giornalisti
e non chiedono
dolci o giocattoli
né cibo
ma acqua.

Fuori dalla mia casa del New Jersey
la neve sul tettuccio
della Subaru bianca,
sui cespugli piegati da questo inverno stanco, umido,
sulla palla abbandonata nell'erba,
si scioglie in pozze ghiacciate.

Guidate con prudenza.
La bufera si attenuerà
prima di sera.

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Anno 4, Numero 19
March 2008

 

 

 

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