Nota biografica | Versione lettura |
Si trovava in difficoltà. Dondolava sulle gambe e un po’ le stringeva. Era lì da più di due ore e ancora non si era vista un’auto o un camion all’orizzonte.
Aveva bisogno di nascondersi per due minuti e poter fare un bisognino, di quelli che diventa sempre più difficile trattenere. Ma non poteva allontanarsi, perché sentiva che se si fosse allontanato di un metro giusto allora sarebbe passata la prima ed unica auto della giornata.
Per un elefante è un bel problema trattenere la pipì. In effetti non è proprio quello il problema, perché a trattenersi ci riesce anche per molte ore, ma è quando si libera che se ne vedono delle belle.
Aveva deciso di cambiare vita, basta! Altra aria, altri ambienti, altra musica.
Si! Proprio la musica! Era stata la musica che lo aveva convinto ad uscire dal branco e dalla savana. La musica aveva usato il vento per scendere al sud, migliaia di chilometri più giù, più giù dell’Equatore, fino alla grande famiglia degli elefanti. Gli erano arrivate nelle larghe orecchie le note di canzoni africane antiche e melodiose e aveva saputo che a cantarle era stata Oum Kolthoum.
Saluti a tutti, barriti, colpetti di proboscide ad accarezzarsi con i cugini, soffiate potenti sott’acqua per un’ultima doccia e via, sulla strada a cercare un passaggio verso la musica classica, il suo vero destino!
Ci aveva impiegato meno di una giornata dalla savana alla carrozzabile, camminando leggero, nessun pensiero indietro alla famiglia, ai fratelli, alle litigate con i leoni, alla sete e alla fame passati. Pensieri avanti, a domani, a come imparare la musica, a quale strumento scegliere per stare dentro la sublime melodia della Kolthoum.
Come nei film. Una nuvola di polvere all’orizzonte, un vecchio pick up che si avvicina, l’elefante da lassù lo vede che è ancora lontano, forse ha il tempo per quel bisognino, ora preme davvero.
Dietro un’acacia che non può nascondere niente dell’elefantone, ssssssshhhhhhhssssshhh, ahaaahhhh! sospiro di liberazione, fatto! Quel furgone ora è un po’ più vicino. Si deve fermare, c’è un elefante giusto al centro della strada, sembra che chieda un passaggio. Ormai in Africa i tempi sono cambiati. Tutti se ne approfittano degli autisti che vanno in giro con i furgoni carichi di balle di cotone, persino gli elefanti non si fanno scrupoli a chiedere, anzi a pretendere un passaggio.
Il grasso autista del furgone ha già caricato un emù barbuto che sostiene di aver bisogno di un paio di occhiali, un marabù litigioso e borbottante che deve rifarsi il gozzo da un’estetista, un bufù che non si è capito bene cosa sia, perché sta tutto miscelato tra un orango e una civetta che davvero non si capisce.
Il bufù infatti ha appuntamento con uno psichiatra per capirsi e trovare se stesso.
Signor elefante, dove vi metto? Sono già pieno… vabbè! adesso vediamo…
Ma salite! Salite! Noi Africani siamo trooooppo buuuooni, diamo spazio a tutti, e voialtri fate un po’ di spazio a questo signor elefantù.
Meno male che l’autista non gli ha chiesto il nome al nostro elefante autostoppista, ve lo immaginate cosa sarebbe successo se gli avesse detto che si chiama Oboù.
Sai che risate: Oboù, Oboù !
Con molta fatica il pick up si riavvia lento, al massimo del carico.
I nostri viaggiatori, infatti, sono tutti belli larghi.
Comodi. Si viaggia comodi bivaccati sulle balle di cotone, le si può anche mangiucchiare, ma il cotone grezzo è secco e fa venire sete, meglio succhiarsi la lingua che è sempre lì, bella umida!
A nord, il furgone viaggia verso nord per giorni e giorni, si ferma solo per far riposare il motore, per i bisognini dell’autista e dei passeggeri.
Tutti stanno per arrivare. Il destino e il futuro sono lì sotto quella nuvola grigia, a strati, sopra… Il Cairo, il Cairo.
Le strade sono un po’ polverose e un po’ asfaltate, le case e i palazzi un po’ belli e un po’ brutti, le auto e i camion un po’ nuovi ed un bel po’ vecchi.
Elefanti, emù, marabù e bufù, nessuno! Qualche cammello travestito da dromedario, qualche dromedario che si atteggia a cammello, due asini, sette cavallini e una mucca.Tutti qui gli animali decenti del Cairo.
Sì, ci vivono pure settemilioni centoventunmila e quattrocentododici persone, ma di animali pochini! Però lì vicino tre sale da concerto, una biblioteca, molte scuole… una meraviglia! Si sentono il chiasso dei bambini e la musica.
È arrivato, Oboù barrisce di gioia bbuuuuuhhhhhhhh!! Tutto il Cairo si gira!
Caspita! non c’è nessun circo in questi giorni al Cairo ma questo è proprio un bel barrito di elefante. I nostri autostoppisti si salutano e ringraziano l’autista che nel lungo viaggio ha sudato molto, ha perso quasi 121 grammi di peso e si sente un ballerino.
Grazie, lei è stato molto gentile, auguri, ciao a tutti, insciallah!
Oboù non si distrae, ha un compito preciso. Scusate! Dove si trova la casa della musica? Dove posso trovare la madre della musica e del bel canto?
Per di là, non è lontano, segua questa strada e ci arriva in pochi minuti, stia attento alla porta di ingresso! Cosa c’entra la porta di ingresso?
Cosa avrà voluto dire? Mah!!! Cammina, cammina, ecco! La musica si sente bene ora, diversi strumenti, pianoforti, fiati, percussioni, che meraviglia!
Eccomi! Conservatorio e museo della musica - Città del Cairo.
Che bel cartello! Ingresso pubblico e ospiti, freccia chiara, porta girevole.
Porta girevole? Come cavolo ci passa un elefante africano da una porta girevole? Barrito di disperazione. Buuhhhuuuhhhhrrr! (si scriverà così un barrito di disperazione?)
Se al primo barrito cittadino tutti si erano girati, ora con questo secondo barrito si sono tutti azzittiti.
Era la prima volta che succedeva. In tutte le aule, le sale di prova, le sale di registrazione, i corridoi e pure nei bagni, nei magazzini: silenzio! Silenzio assoluto! Silenzio tale che si portava in fondo la fine del barrito bhhhhhhrrrr!
-Signor elefante africano questa è una importante scuola di musica e quì il silenzio è essenziale per poter ascoltare e comporre proprio la musica, mi spiego?
-Signor preside, lei si spiega molto bene e io la capisco, ma provi a capire me, la mia sete, la mia fame di bella musica. Devo riascoltare quella musica, sono innamorato della Kolthoum. Per favore me la fate ascoltare? Me la fate vedere?
-Signor elefante africano, mi spiace doverle comunicare che la Diva Kolthoum è deceduta ormai nel lontano settantatrè, lasciando un vuoto incolmabile nei nostri cuori ma, per fortuna, più di trecento registrazioni, tutte divine.
Ma venga, venga, il suo lungo viaggio merita un ascolto speciale.
Ingresso speciale per l’elefante africano, quello degli strumentisti, e già: è l’unica porta abbastanza larga da far passare un pianoforte a coda e un elefante con tanto di coda e di proboscide.
-Si metta qui comodo sui nostri cuscini e prego, scelga un brano tra questi, mi creda sono registrazioni perfette, le conserviamo con cura e le facciamo ascoltare solo ai veri amici della Divina.
Scorre, trecento titoli. Cinquant’anni di musica a toccare i cuori, a far tremare le orecchie, anche quelle grandi degli elefanti.
-Ecco! Mi farebbe ascoltare questa: Oukazibou nafsi, che già così… suona bene!
Il preside fa un segnale alla cabina di regia, indica una sigla. Oboù si sistema meglio sui cuscini, chiude gli occhi, ferma le orecchie, apre il cuore ed ecco… la musica
… la voce della Divina gli accarezza il testone grigio
È una storia lenta, antica, amori e guerre, acqua e sole e ancora amore.
La musica quasi non c’è; la voce della Kolthoum fa agitare piano il suo grande cuore di elefante africano, anche il suo grande corpo di elefante vibra piano.
Oboù è lo strumento di legno che accompagna la Divina, è dentro la musica.
Una piccola lacrima scivola accanto alla proboscide.
Oboù cosa fai? Piangi? Ma stai sognando? Cosa sogni? Oboù svegliati!
Un sogno! Quella musica è un sogno! La lacrima è vera.
Eccomi! sono qui. Dormivo, che bel sogno ho fatto!
E voi…. la mia famiglia siete tutti qui, siete veri. Che bel sogno !
Non dovremmo cambiare zona, i frutti fermentati sotto questi alberi sono ottimi e ci si fanno sogni bellissimi! Venite, vi racconto questo.
-In un tempo diverso da ogni tempo, in un luogo diverso da ogni luogo vive un elefante africano che ama la musica e i viaggi.
Il suo nome è Oboù e ha deciso di fare l’autostop, deve andare al Cairo per cercare un’amica, una cantante…