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onore al padre

antonella giacon

Non so
perchè ti appartengo
a volte
come una casa ereditata
a volte
come un dolore acuto
tra le scapole
una scissione
dove un tempo
le ali risiedevano

La bambina
che ride
nella foto
era un me
di altre vite
così rinasco
nelle tue braccia
che innalzano
il mio corpo
verso il cielo

Ballava mio padre
in quell'estate
e senza fretta
teneva nelle mani
le mie mani

Ora le mani tue
sono di carta
dove inchiostro di vene
si assottiglia
e leggo nella stretta
ogni tuo cenno
né parole
ha il respiro
che si affretta
avanti
dove non sono

Quelle carte
che tieni tra le mani
sono i sabati
che passi a noi distante
non so dire se il prezzo ne valeva
di contare quei semi
senza frutto

Ripartiva il tuo treno
ritornava il tuo treno
giusto in mezzo
ritardi
pensiline gelate
gomitate
posti in piedi
cessi rotti e occupati
ripartiva il tuo treno
ritornava il tuo treno
ogni giorno infilzato
giusto nella rotaia
nella borsa il giornale
nella busta gli occhiali
e quel tempo rubato
giù tra nebbie e filari
fossi, chiuse, canali
ripartiva il tuo treno
ritornava il tuo treno

Un giorno
hai voluto
vestirmi tu.
Mi hai infilato
all'inverso le scarpe,
la sinistra con destra,
e ai miei pianti
hai risposto:
"Non far storie
cammina"
Fino a sera
mi sono torturata
in quell'errore
fino all'abitudine.
Ignara io
ignaro tu
che quel gesto era
un destino

Padre
ti dono
la mia lingua
la mia piccola lingua
che balbetta
tu soffiaci dentro
dalle vita
che ogni parola
da te detta
la ripeto
diventa mia
ogni giorno
sempre più

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Anno 3, Numero 12
June 2006

 

 

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