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sulla scrittura dell'io attraverso la poesia: un'intervista a nick carbò

elisabetta marino

L'artista filippino americano Nick Carbò è certamente una delle voci più interessanti nell'orizzonte poetico contemporaneo. Nato nelle Filippine nel 1964, adottato all'età di due anni da una famiglia spagnola di origine greca, da parte di madre, è cresciuto a Manila in un ambiente completamente occidentalizzato. Ha ultimato la sua istruzione universitaria negli Stati Uniti e ha scelto di scrivere in inglese, anche se ha scritto vari componimenti in spagnolo e il Tagalog è presente in alcune delle sue opere.
Oltre ad aver pubblicato quattro libri di poesia - El Grupo McDonald's (1995), Secret Asian Man (2000), vincitore nel 2001 dell'"Asian American Literary Award", Rising from Your Book (2003) e Andalusian Dawn (2004) - oltre ad aver curato quattro raccolte di poesie - Returning a Borrowed Tongue (1996), Babaylan (2000, assieme a Eileen Tabios), Sweet Jesus: Poems about the Ultimate Icon (2002, assieme a Denise Duhamel) e Pinoy Poetics (2004) - ha pubblicato molti suoi componimenti su riviste specializzate nordamericane: Triquarterly, Poet Lore, Green Mountains Review e World Wrights!. Tra i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti, si possono citare delle sovvenzioni da parte del NEA (National Endowment for the Arts) e della NYFA (New York Foundation for the Arts). Carbò ha tenuto dei corsi presso il New Jersey Institute of Technology, The American University (Washington D.C.), Miami University e, al momento, ricopre il ruolo di "visiting poet" presso il Columbia College di Chicago.
Nella presente intervista, oltre ad esplorare il significato delle "radici culturali" e il futuro della letteratura asiatico americana, Carbò indaga le origini del suo talento poetico, in connessione sia con la sua esperienza personale che con quella collettiva della diaspora filippina (che si traduce, rispettivamente, nelle attività parallele di poeta e curatore di antologie).

Nick, come hai iniziato a scrivere e quali pensi siano gli autori che ti hanno influenzato maggiormente?

Una delle influenze maggiori sulla mia produzione artistica è quella dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Ricordo che disse che ogni scrittore crea i suoi precursori e credo proprio che avesse ragione. Al giorno d'oggi è opinione comune che le influenze letterarie avvengano a livello subconscio. Le voci dei grandi letterati del passato interrompono lo scrittore intento alla sua scrivania e contribuiscono stilisticamente all'opera alla quale sta lavorando. La teoria di Borges, invece, rende lo scrittore più consapevolmente attivo nel determinare le influenze sulla sua opera. Mi piace l'idea di far entrare Miguel de Cervantes invece di Francisco Quevedo attraverso la porta del mio studio, in una notte particolarmente rischiarata dalla luna; oppure l'idea di aiutare Milan Kundera a salir su, passando per la finestra, per unirsi a Italo Calvino sul divano, per un bicchiere di whiskey scozzese. Da bambino, a Manila, mio padre mi intratteneva recitando versi dal Romancero Gitano e dal Poeta en Nueva York di Federico Garcia Lorca, e addirittura recitava delle scene dal Don Juan Tenorio di Jose Zorilla. Mio padre, che sta per compiere 90 anni, è un bibliofilo che ama passare ore e ore guardando e riguardando i titoli dei numerosi volumi disposti sugli scaffali che adornano le pareti del suo appartamento. Quando eravamo bambini, era solito mostrare a me e a mia sorella dei libri d'arte, grandi quanto il nostro tavolino del salotto, in cui erano raffigurati i dipinti di Velasquez, Goya ed El Greco, le collezioni del museo del Prado, le più importanti cattedrali d'Europa. Ho imparato a distinguere gli stili d'architettura del romanico, gotico, barocco e rococò. Quando la mia famiglia era in vacanza in Europa, facevamo delle soste in luoghi artistici o letterari fuori mano, come quando abbiamo visitato la Creta di Nikos Kazantzakis e abbiamo preso un taxi a Heraklion per andare al villaggio di Fodele, luogo natale di Domenicus Theotokopoulos, più noto come El Greco. A questo punto devo precisare che, pur essendo interamente filippino per sangue e carnagione scura, sono stato adottato molto piccolo da un padre spagnolo e da una madre greco-spagnola. Quindi, la cultura con la quale sono cresciuto a Manila era spagnola, greca e filippina.
Mi ricordo di aver scritto degli inizi di poesie nel corso dei miei tre semestri al Bennington College nel Vermont, dall'autunno del 1984 all'autunno del 1985. Questo è il periodo in cui scrivevo poesie d'amore sciocche, in rima. Bennington era un posto speciale perché gli studenti di talento avevano la possibilità di scrivere, di esprimersi appieno e perchè avevamo avuto alcuni dei migliori scrittori/insegnanti come Arturo Vivante, Joe McGinnis, Bernanrd Malamud e Ben Belitt. C'erano anche studenti non ancora laureati i cui romanzi venivano pubblicati: Brett Easton Ellis e Donna Tart. Tale enfasi posta sul procedimento creativo e l'attenzione rivolta verso l'immaginazione mi hanno dato basi solide per quello che, in seguito, avrei scritto. Per il mio Master in scrittura creativa ho frequentato il Sarah Lawrence College e sono stato allievo di alcuni dei migliori poeti americani contemporanei come Jean Valentie, Thomas Lux e Brooks Haxton.

Un background veramente interessante e stimolante! Fino a che punto queste esperienze hanno contribuito alla tua scelta della "poesia" come mezzo espressivo primario?

Lo sviluppo del mio "io" nel mio mondo è dovuto a mio padre e alla sua biblioteca. C'erano notti in cui, da bambino, mio padre leggeva a me e a mia sorella dei passi dal Don Quixote de la Mancha. Ho appreso così dell'esistenza di Sancho Panza e della sua capacità di distinguere ciò che era vero dall'immaginazione. La figura di Don Quixote è diventata un qualcosa di degno d'ammirazione e l'idealizzazione di Dulcinea del Toboso, un tratto mirabile. Si è trattato di una formazione basata sulla letteratura, l'arte, gli ideali dell'età d'oro della Spagna. In sintesi, la mia è un'identità anche spagnola. Sono cittadino spagnolo e possiedo un passaporto spagnolo. La mia psiche si sente a casa quando cammino per le vie secondarie dei quartieri antichi di Madrid. Addirittura ascolto e seguo assiduamente i più moderni cantanti e gruppi spagnoli, come Jarabe de Palo, Oreja de van Gogh, Alejandro Sanz e Ana Belen. Ma tutto ciò non fa di me uno spagnolo; mi guardo allo specchio e vedo un volto filippino. Ciò che importa è che mi sento spagnolo e questo non può togliermelo nessuno. Io sono filippino per nascita, spagnolo per cittadinanza e americano per "residenza permanente". Credo che la poesia sia stata la forma d'arte più immediata che ha saputo esprimere la complessità del mio io. Ai tempi del college ho provato a dipingere ma la pittura non era adatta alla mia immaginazione; mi sono cimentato nella danza moderna ma ciò di cui veramente avevo bisogno era una calma che consentisse all'energia creativa di scorrere su di un foglio di carta bianco invece che sul palcoscenico di legno.

Dunque, tu parli di poesia in connessione con la "scrittura dell'io". Secondo te, qual è la differenza e quali sono i vantaggi nell'usare la forma poetica piuttosto che la forma narrativa autobiografica?

I primi esempi di poesia che ho incontrato nella mia vita sono stati in spagnolo; si trattava delle poesie di Federico Garcia Lorca recitate da Lola Flores, la leggendaria cantante e danzatrice di flamenco. La sua interpretazione di La Muerte de Ignacio Sanchez Mejia mi ha scosso nel profondo. Allora mi sono chiesto, se la poesia ha questo effetto su di me, forse potrei imparare a suscitare le stesse emozioni, a scuotere le persone sin nelle loro fibre più intime. Ho deciso di scrivere poesia perché era immediata e densa di emozione. Potevo far esplodere ordigni di conoscenza nel cervello di qualcuno, usando le parole come combustibile e la metafora come scintilla. Ho provato a scrivere in prosa narrativa e autobiografica per esprimere la complessità di queste emozioni ma ci voleva troppo tempo per svilupparne le idee principali. Mi sono innamorato dell'"economia" delle parole poetiche.

In che modo El Grupo McDonald's e Secret Asian Man riflettono quanto stai dicendo?

In El Grupo McDonald's e Secret Asian Man provo a scuotere il lettore nell'intimo con la forza emotiva e intellettuale dei componimenti. Mi servo anche dell'ironia per far intravedere la trama politica dietro la mia poesia. Tali riferimenti politici derivano dall'essere sopravvissuto da adolescente alla dittatura di Marcos, negli anni '80 a Manila. Amici di famiglia esiliati negli Stati Uniti o in Europa, parenti scomparsi o "recuperati", la censura della stampa - tutto ciò ha avuto un peso importante sul mio sviluppo come individuo e come poeta.
Mi piacerebbe pensare che sto seguendo le orme di Pablo Neruda (con la sua dedica all'arte e alla sua causa in Cile) o di Luis Cernuda, Jorge Guillen e Rafael Alberti, nel loro sforzo di resistere alla dittatura di Francisco Franco in Spagna. A tal proposito ammiro anche la poesia e la politica femminista del poeta messicano Rosario Castellanos, della nordamericana Adrienne Rich e della canadese Margaret Atwood. Credo ancora nei principi del literature engagé di Jean Paul Sartre, anche se le sue posizioni letterarie potrebbero essere fuori moda nel "New World Order", il "Nuovo Ordine del Mondo" del secolo americano del Presidente Bush. L'uso del Tagalog, la lingua nazionale delle Filippine, è uno strumento perfettamente consapevole nelle mie poesie. Non è soltanto una risposta all'essere costretto a scrivere utilizzando la lingua del colonizzatore (l'inglese), ma anche un modo per "contagiare" quella lingua, come un virus, facendo sì che lo stato ci noti. La letteratura americana sarà costretta a prestare attenzione alle nostre parole o sarà destinata a morire.

La storia delle Filippine unita a numerosi tratti culturali è quindi una presenza rilevante all'interno dei tuoi testi. Pensi che le tue opere possano essere interpretate come l'espressione di un'identità collettiva oltre ad essere la manifestazione di quella tua propria? Potrebbero forse essere percepite come una sorta di "biografia collettiva"?

Nelle mie poesie uso quanti più dati storici è possibile, attingendo alla mia ricerca e a letture personali. La storia delle Filippine appartiene a tutti i filippini passati e presenti e quando includo determinati eventi e le figure di leader autoctoni, sto scrivendo una "biografia collettiva", come giustamente noti tu. Alcuni dei dati storici che menziono non hanno mai avuto la benché minima rilevanza per la maggior parte del pubblico americano così mi raffiguro come un educatore costante di coloro che ignorano questa storia.

Parlando di identità collettiva, tu hai curato due antologie innovative che raccolgono opere di scrittori filippini e filippino americani (Returning a Borrowed Tongue e Babaylan, assieme a Eileen Tabios). Puoi spiegare l'origine e gli intenti di queste opere, illustrando anche la scelta dei titoli?

L'idea alla base di Returning a Borrowed Tongue risale a molti anni fa, a quando frequentavo il Sarah Lawrence College da specializzando, a partire dal 1990-1992. La mia coscienza politica era già ben sviluppata mentre stavo ancora lavorando sul mio "io" poetico. Ero un giovane filippino che stava studiando per diventare poeta negli Stati Uniti e a un certo punto ho capito che non avevo alcuna nozione della tradizione poetica filippina cui far riferimento per dare un senso al mio essere poeta in questo mondo. In tutti i corsi di letteratura inglese, letteratura mondiale, poesia che avevo frequentato in vari college americani, da laureando, non mi ero mai imbattuto neanche in una menzione della letteratura filippina. Sembrava quasi che il nostro paese fosse stato cancellato o semplicemente non incluso nella mappa della letteratura mondiale. Dentro di me sapevo che c'era qualcosa di sbagliato, che c'erano degli scrittori filippini degni di nota, come il poeta Rafael Zulueta da Costa e lo scrittore Bienvenido N. Santos. Sapevo della loro esistenza perché questi due scrittori erano soliti partecipare alle feste che i miei genitori davano a Manila e a Legazpi, Albay. Ho iniziato quindi una ricerca spasmodica mirante a disseppellire questa tradizione poetica della quale non si parlava o che, addirittura, era considerata indegna di essere chiamata letteratura dal mondo editoriale e accademico americano.
Ho chiesto allora a mio padre di andare al National Book Store a Manila e di comprarmi tutti i libri sulla poesia filippina che potesse trovare. Il libro più importante che mi è arrivato è stata l'innovativa antologia di poesia in inglese intitolata Man of Earth, a cura di Gemino H. Abad e Edna Z. Manlapaz. Da questo testo fondamentale ho appreso che i filippini avevano iniziato a pubblicare libri di poesia in America già dal 1925 (Azucena di Marcelo de Gracia Concepcion) e alcuni di loro, come Jose Garcia Villa (Have Come, Am Here) e Carlos Bulosan (America Is in the Heart) avevano pubblicato dei libri negli anni '40 e '50. Ho anche appreso che Villa e Bulosan avevano contribuito regolarmente alla più prestigiosa rivista poetica americana: Poetry (di Harriett Monroe), assieme a Ezra Pound, Marianne Moore e Wallace Stevens. Ho scoperto, inoltre, che nel 1934 Harriett Monroe aveva accettato la pubblicazione di tre poesie di un giovane poeta filippino imagista NVM Gonzalez.Questo giovane poeta dell'isola di Mindoro sarebbe diventato uno degli scrittori di racconti più famosi nelle Filippine. Nei primi anni '90 mi sono messo sulle tracce di NVM Gonzalez, nel periodo in cui viveva ancora nella California del nord, e l'ho intervistato chiedendogli della sua esperienza pionieristica da scrittore filippino in America. Gli ho detto che stavo raccogliendo materiali per un'antologia di poesia filippina e filippino americana ed è stato lui a suggerirmi il titolo.

Deve aver reagito molto positivamente a questa tua impresa! Ha fornito anche altri contributi al volume?

Ricordo NVM Gonzalez come uno degli scrittori più generosi che abbia mai incontrato. Ha aiutato il progetto dell'antologia fornendomi nomi e indirizzi di numerosi poeti filippini della prima generazione che vivevano "nell'oscurità" negli Stati Uniti, come Manuel Viray e Carlos Angeles, che sono ora morti. Grazie all'aiuto di NVM, sono riuscito a ricostruire parte del quadro della primissima generazione di importanti poeti filippini, a parlare con loro e a pubblicare le loro ultime poesie. Così, quando l'antologia è stata pubblicata nel 1995, NVM e i suoi amici sono stati veramente felici di assistere all'inizio di questo rinascimento letterario filippino.
Per quanto riguarda Babaylan, quest'antologia è nata come una specie di regalo. Dopo aver apportato gli ultimi ritocchi a Returning a Borrowed Tongue, ho notato che avevo ricevuto delle poesie molto belle da poetesse filippine, come Maria Luisa Aguilar Carino (ora Luisa Igloria), Marjorie Evaso, Fatima V. Lim-Wilson e Romena Torrevillas e che volevo mettere in risalto una prospettiva squisitamente femminile nella nostra letteratura Filippina. Se della letteratura filippina in generale non si parlava, le opere delle scrittrici filippine erano a mala pena menzionate persino nelle circostanze più eccezionali dagli americani. Il titolo stesso dell'antologia è la parola per sacerdotessa o curandera usata dalle popolazioni Visayan delle Filippine. La babaylan presiedeva alle cerimonie più importanti per la comunità, curava malati e moribondi, forniva le parole magiche che potessero guarire qualcuno o faceva sì che una persona si innamorasse di un'altra. Era ed è il simbolo di tutti i ruoli di potere che una filippina può avere nelle Filippine.

Nel titolo stesso di Babaylan e in poesie come "Mal Agueros" è quindi possibile individuare una forte connessione del tuo lavoro con le radici e il folklore filippino. Potresti spiegare il contributo che questi legami culturali danno all'articolazione della tua identità e il ruolo che essi giocano nella formazione di un'identità filippino americana? Qual è, inoltre, il loro significato in una società "globale" come la nostra?

Questa è una domanda davvero interessante. Credo che tutto il nostro folklore autoctono (ovunque nel mondo si manifesti) contenga i semi di quello che ci rende "unici" all'interno di quella particolare cultura. Il folklore e la mitologia filippini sono pieni di sangue, di mostri volanti che si nutrono di bambini (aswang), di creature mezzo uomo e mezzo cavallo che abitano gli alberi (tikbalang), di nani dispettosi (duende), di fantasmi (impacto), di animali parlanti, di amanti che sfidano il volere dei genitori e sono puniti dagli dei, di bambini petulanti che sono mangiati dalle formiche e tanto altro ancora. Alcune di queste storie ci sono pervenute da un passato remoto, pre-spagnolo (prima del 1521) e portano con sé l'origine di alcuni tra i nostri tratti culturali moderni. Una delle mie preferite è la storia di Juan Tamad, che era l'uomo più pigro del villaggio. Era così pigro che quando voleva mangiare la frutta si metteva sull'amaca sotto l'albero e aspettava fin quando il frutto maturo non cadesse nella sua bocca aperta. L'identità filippina trae materia da queste storie folkloristiche che sono passate di generazione in generazione. Ci sono anche leggende come quella Ilocana di Lam Ang e la leggenda Bilocana di Ibalon, nelle quali gli eroi passano di peripezia in peripezia in cerca della persona amata. Da queste storie capiamo come conquistare l'amore di una donna secondo la maniera antica, come prenderci cura degli anziani nelle nostre case e quale sia il comportamento giusto per i bambini che stanno crescendo. Questo folklore, questi miti e leggende rispecchiano sia il passato che il presente della società filippina.
Anche se ci sono molti bambini filippini di seconda generazione che crescono nelle zone più disparate del mondo - l'Australia, il Sud Africa, l'Italia, l'Arabia Saudita, la Germania, la Spagna, il Canada e gli Stati Uniti - ci sono delle leggende filippine fondamentali che tutti i genitori e nonni raccontano ai loro bambini. Queste sono le radici di quello che ci rende ciò che siamo e che stringe dei legami con la nostra cultura d'origine, con la nostra casa.

Ma dov'è e, soprattutto, cosa s'intende per "casa" in un mondo come il nostro, caratterizzato da costanti flussi migratori e dalla definizione/ridefinizione dei parametri culturali? Come possono, le radici di cui parli, essere trasportate e adattate con successo in un nuovo contesto?

La "casa" per i filippini saranno sempre le isole di quell'arcipelago nel sud-est asiatico chiamato Filippine. Storicamente non c'è nessun'altra "casa" oltre a quelle 7000 isole. Se gli ebrei della diaspora ebraica possono chiamare "casa" Israele, noi filippini della diaspora filippina possiamo chiamare "casa" le Filippine. Forse che gli italo americani di New York chiamano "casa" Mulberry Street a Little Italy? No, chiamano "CASA" l'Italia, perché è il luogo dal quale provengono i loro antenati. Il concetto di "casa" non può essere adattato o trasportato da qualsiasi cultura dominante.

Nel 1993 Jessica Hagedorn ha scritto che "la letteratura Asiatico Americana" era un termine "troppo restrittivo" e che gli scrittori si sarebbero dovuti rivolgere verso una "letteratura mondiale". In questa intervista hai menzionato la connessione delle tue opere con "il mondo" numerose volte. Qual è la tua opinione sulla produzione letteraria presente? Dove credi che la produzione letteraria filippino americana e, in termini più generici, asiatico americana si stia dirigendo?

Sì, Jessica Hagedorn aveva ragione sottolineando come dovessimo essere considerati come parte della letteratura mondiale. Tuttavia, da allora, soltanto un'antologia americana di "poesia mondiale" ha incluso testi di poeti filippini. Capisco bene che queste categorie sono in gran parte elaborate dalle grandi case editrici, dalle catene di librerie, con lo scopo di vendere libri. Nelle varie librerie delle grandi catene del tipo di Barnes & Noble e Borders posso trovare, ora, interi scaffali dedicati alla letteratura Afro americana, asiatico americana e dei nativi d'America. Mi sembra, inoltre, che ciò coincida con un incremento nel numero di corsi dedicati a queste letterature etniche nei college e nelle università americane. Data la crescita della produzione letteraria filippino americana, sono certo che da qui a trenta anni ci saranno interi scaffali dedicati alla letteratura filippina, filippino americana e mondiale. Sto forse sognando?

Certo che no... anche se credo che alcune volte scrittori d'origine etnica "iper esotizzino" le proprie opere con lo scopo di compiacere proprio quelle "grandi case editrici" di cui parli... tu pensi quindi che ci sia ancora "un futuro" per la letteratura etnica e che non sia destinata semplicemente a scomparire nel nuovo, globalizzato "melting pot" del mondo. Adesso ti chiederei di usare tutta l'immaginazione da poeta che hai.... Quali tematiche pensi che gli scrittori asiatico americani affronteranno in futuro? Pensi che le "radici" alle quali prima ti riferivi rivestiranno ancora un ruolo primario? Pensi che gli scrittori sceglieranno una prospettiva transnazionale?

Beh, se ti dicessi che una volta ho sentito un accademico americano che diceva che Umberto Eco ed Eugenio Montale "iperesotizzavano" a bella posta i loro lavori come "etnici italiani", tu probabilmente ti metteresti a ridere e lo definiresti un "ignorante americano". Noi sappiamo che questi scrittori italiani sono molto di più, che la loro scrittura è universale, pur attingendo il proprio nutrimento dalle RADICI italiane. Respingo completamente questa idea secondo cui la nostra letteratura "emergente" (odio usare questo termine perché la letteratura filippina, di fatto, esiste da più di due secoli. E poi verso cosa staremmo emergendo?) ha bisogno di essere "iperesotizzata" per essere accettata dalla stampa americana principale. Questa idea dell'"iperesotizzare" è stupidamente ripetuta dai critici di ogni parte del mondo ed è soltanto un altro modo per farci tacere, per impedire agli scrittori d'origine etnica di scrivere sulla loro cultura. La letteratura etnica non può essere fermata, se nei suoi romanzi e racconti Isaac Bashevis Singer può iperesotizzare così splendidamente la sua cultura ebraica est europea da vincere un premio Nobel per la letteratura, allora c'è altrettanta speranza per noi Asiatico americani.
Non so quali temi gli altri scrittori asiatico americani toccheranno in futuro, ma so soltanto che saranno sia universali che capaci di riflettere la particolarità della loro etnia di appartenenza.

Parlando di transnazionalismo, pensi che internet abbia un ruolo importante nella diaspora filippina e, più in generale, in quella asiatica?

Internet è stato uno strumento importante per raggiungere i vari poeti e scrittori della diaspora filippina in tutto il mondo. Alla fine degli anni '90, assieme a Vince Gotera, mio buon amico e poeta, ho creato una mailing list chiamata FLIPS (flips@uni.edu). La lista è costantemente cresciuta e ora abbiamo membri che ci scrivono dall'Australia, dal Perù, da Panama, Nuova Zelanda, Sud Africa, Germania, Spagna, Italia, Filippine e Stati Uniti. Ci sono anche una serie di siti web che promuovono la letteratura filippina e filippino americana. Così, quando uno di noi pubblica un nuovo libro in qualsiasi parte del mondo, molti di noi sono pronti a comprarlo e a goderne.

Le pubblicazioni elettroniche sono anche un buon modo per aggirare l'ostacolo delle "grandi case editrici" e le loro disposizioni; che ne pensi?

Sì, sempre più poeti pubblicano libri di poesie in formato elettronico, che possono essere facilmente scaricati sul computer in formato PDF o Word. Ho recentemente pubblicato Rising From Your Book, una raccolta di sperimentazione poetica in formato elettronico, con una casa editrice finlandese di Helsenki. Il sito è chiamato Xpressed (www.xpressed.org) e ha varie pubblicazioni elettroniche di sperimentazioni poetiche da tutto il mondo. Internet ha spianato la strada della pubblicazione con la sua facilità d'accesso alle informazioni e, ora, anche alla letteratura.

Ottimo! Parlando ora di altri aspetti della tua carriera artistica, hai recentemente curato assieme a tua moglie, la poetessa Denise Duhamel, una raccolta intitolata Sweet Jesus: Poems about the Ultimate Icon (The Anthology Press, 2003). Potresti dirmi qualcosa di più sull'origine di questa raccolta? Quale legame può essere intrecciato tra quest'opera e il resto della tua produzione letteraria?

Come curatore, mi sono sempre interessato di letteratura filippina e filippino americana. L'antologia Sweet Jesus è stata un modo per rivolgermi verso altre fonti, alla cui ricchezza alcuni nostri amici poeti americani avevano già attinto. Sono stato cresciuto secondo i precetti del cattolicesimo, a Manila, ed ero solito andare a messa ogni domenica. Anche Denise, mia moglie, ha avuto un'educazione cattolica ma a Woonsocket, Rhode Island, negli Stati Uniti. Il suo background è franco canadese, alimentato da un sano rispetto per la chiesa cattolica e il Papa. In questa antologia abbiamo voluto raccogliere tutte le poesie che hanno Gesù come protagonista principale. Abbiamo scelto poesie che riflettono punti di vista molto diversi tra di loro: la prospettiva afro americana, dei nativi d'America, asiatico americana, gay, lesbica, di persone sposate, divorziate e persino di atei. Lavorare con mia moglie a questa antologia è l'unico legame che la possa connettere con il resto della mia produzione letteraria. I curatori di antologie, generalmente, non includono le proprie opere all'interno del volume alla realizzazione del quale stanno lavorando, e questo è anche il caso di Sweet Jesus. Vorrei sottolineare che la spinta primaria nel curare una raccolta, nel raccogliere e dare forma a un volume, è proprio il desiderio di attirare l'attenzione del lettore sul lavoro di un gruppo di altri poeti. Ho voluto attirare l'attenzione del lettore sulla poesia filippina e ho, quindi, curato Returning a Borrowed Tongue. Ho voluto dare risalto alla scrittura delle donne filippine e ho quindi raccolto gli scritti presenti in Babaylan, l'antologia curata assieme a Eileen Tabios.

Capisco che l'opera di curatore di antologie è un lato importante della tua fisionomia di artista. Nell'orizzonte poetico mondiale, tuttavia, non molti poeti famosi sono stati anche curatori di volumi antologici. Come percepisci questa duplice attività? Come uno sprone o un ostacolo alla tua creatività poetica?

Ciò che mi preoccupa è avere tempo sufficiente per ultimare tutti questi progetti. Sì, in un certo senso penso che curare antologie costituisca un ostacolo alla mia produzione poetica. Preferirei scrivere una serie di sonetti piuttosto che correggere 400 pagine di bozze di un'altra antologia, ma l'urgenza di pubblicare materiale legato al mondo filippino in un contesto in cui non è stato adeguatamente rappresentato ha la precedenza sull'impulso creativo. Se la letteratura filippina non ha successo, allora anche le mie poesie avranno poco valore senza la compagnia dei miei colleghi scrittori.

Un atto veramente disinteressato, privo di concentrazione su di sé... Quello che trovo evidente all'interno sia di El Grupo McDonald's che di Secret Asian Man, invece, è un forte senso dell'"io" in ogni poesia. Avverti una contraddizione tra queste due diverse spinte dentro di te?

Penso di essere d'accordo con la tua analisi. Il mio primo libro, El Grupo McDonald's, ha un certo numero di poesie di stampo autobiografico, come "In Tagalog Ibon Means Bird" (in Tagalog Ibon vuol dire uccello) e "The Boy in Blue Shorts" (il ragazzo in pantaloncini blù). L'"io" in queste poesie è senza dubbio un'immagine di me, da bambino, nella mia grande casa a Legazpi, Albay. Avevo una serie di aiutanti in casa che, una notte, mi hanno preso in giro per via del mio "uccellino". Questa è una poesia sulla presa di coscienza della mia sessualità e sull'innocenza di un bambino prima di imparare che certe parti del suo corpo sono "sporche", che se ne dovrà vergognare per tutto il resto della sua vita. In Secret Asian Man, l'"io" è maggiormente immaginario perché il protagonista Ang Tunay na Lalaki è completamente inventato. E' dotato di una forte personalità e qualche volta piega gli eventi nel componimento a suo vantaggio. Nella poesia "Ang Tunay na Lalaki's First Assignment" (il primo incarico di Ang Tunay na Lalaki), prende le redini della situazione e si lancia all'inseguimento del rapitore senza alcuno stimolo da parte dell'autore. Posso onestamente dire che i personaggi di questo libro contengono numerosi tratti delle varie sfaccettature di cui si compone la mia emotività. Nella poesia "Sally Speaks" (Sally parla), lei inizia con il verso: "Hai maledettamente ragione, sono la tua anima!". Il personaggio di Sally può essere visto come la mia anima e Lalaki come il mio animo, seguendo la teoria psicologica sul femminile e maschile di Carl Jung.

Un'ultima domanda: quali sono i tuoi progetti artistici per il futuro?

Ho appena finito di curare la mia terza antologia di letteratura filippina. E' intitolata Pinoy Poetics: An Anthology of Authobiographical and Critical Essays on Filippino Poetics (Meritage Press, 2004) che sarà disponibile a partire da questa estate. Ho anche appena ultimato il mio terzo libro di poesie, chiamato Andalusian Dawn (Cherry Grove Collections, 2004) che sarà anch'esso disponibile a partire da questa estate. Le poesie in questo terzo libro mostreranno la mia eredità spagnola e specialmente la storia e la cultura dell'Andalusia. Questo libro rappresenta certamente un netto allontanamento dai due volumi pubblicati in precedenza, legati alle Filippine. Tuttavia, se lo si guarda attentamente, l'"io" presente nelle poesie conserva lo stesso humour, la stessa ironia, lo stesso impegno politico presente degli altri volumi. L'unica cosa mutata è lo scenario.

Grazie, Nick!

Maggio, 2004

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Anno 1, Numero 5
September 2004

 

 

 

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