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io, l'italia e mattia

nicola vasic'

Vivevo con il mio nonno materno in Serbia, dato che i miei genitori stavano in Italia per motivi di lavoro. Dal nonno mi stavo godendo la vita a più non posso, a scuola ero un ottimo studente e avevo amici che non vedevano l'ora di stare con me; infatti lì, il divertimento iniziava al sorgere del sole con giochi mattutini e barzellette scolastiche e finiva all'apparire della luna, nella notte tarda, in un campetto giochi.

Questo periodo paradisiaco della mia vita svanì all'arrivar del 28 marzo 1999 perché, lì dov'ero, scoppiò la guerra con la Nato.
Mio padre quando sentì della guerra al nostro paese d'origine, decise di venirmi a prendere al più presto, ma quando mi raggiunse, io avevo già vissuto due settimane di sofferenza e paura a causa della guerra.
Qua in Italia vissi sulle spine, depresso, finchè la guerra non cessò e soprattutto non cessò di calpestare il mio cuore.

In questo paese, a me parzialmente sconosciuto, era arrivato l'autunno, le piogge abbracciavano la città e io, finalmente, riabbracciavo la scuola.

La scuola, anche qui in Italia, era sempre quella: aule, banchi, professori e alunni, ma per me stavolta era diverso. A scuola ero costante e mostravo impegno, avevo compagni ma non amici. Con questi avevo un rapporto completamente inerte, forse perché non sapevo parlare l'italiano e dunque non ero interessante, non capivo le battute e per mia sfortuna non sapevo neanche pronunciarle; insomma il mio caso era disperato: non ero antipatico, non ero simpatico, ero semplicemente invisibile.

Il passaggio dal mio paese di origine all'Italia, provocò cambiamenti sofferti nel profondo della mia persona e nei miei sentimenti; l'ambiente che mi circondava, talvolta inesplorato, era strano; talvolta era difficile e precario, anche dal punto di vista abitativo. Per quanto i miei genitori si sforzassero, lavorando duramente, di offrire alla loro famiglia una vita normale, beh, dovete sapere che per uno straniero è difficile stabilirsi in Italia, e così io, tra un trasloco e l'altro, raggiunsi l'autunno.

Cominciai a frequentare un'altra scuola, e dato che ero passato dalla campagna alla città, speravo che la situazione migliorasse. Nella scuola nuova i ragazzi erano più amichevoli con me, forse perché avevano molte conoscenze extracomunitarie, anche se un quarto dei ragazzi aveva un ideale, anzi un motto: "l'Italia agli italiani". Al solo sentirlo o leggerlo mi sentivo uno schifo, ed ero immediatamente avvolto da un stato di depressione, cha a momenti mi faceva sentire stufo di vivere. Mi stordivo disegnando con passione. Ben poca cosa, in confronto alla sorte che mi perseguitava.

Beh, per fortuna c'erano persone come Mattia Greco.
Greco era il mio compagno di banco, un ragazzo poco più giovane di me, con occhi scuri come i miei e capelli chiari, un viso dall'espressione gentile e un'altezza adeguata alla sua età. Lui era amico un po' di tutti, era anche un po' "secchione", ma era il mio primo vero amico. Greco, come preferivo chiamarlo io, era una persona che mi trasmetteva tanta simpatia e mi aiutava ad acquisire la padronanza dei termini italiani.
Ma la cosa che ci tengo di più a raccontare è la prima volta che Greco mi invitò al cinema, che è la sua passione ma anche la mia. Non ero molto attento al film, quanto all'idea di essere lì con i suoi amici simpatici e comprensivi, che in breve arco di tempo divennero anche i miei amici. Quella sera, tardi, a casa, piansi dall'emozione, erano veramente lacrime di gioia.
Da allora in poi, uscii quasi tutte le sere con il mio migliore amico e la compagnia più simpatica che avessi mai avuto.
Ogni volta mi divertivo da pazzi, l'amicizia tra me e Greco mi emozionava sempre più. Anche al giorno d'oggi, nonostante siamo in scuole separate, ci frequentiamo con grande interesse, e mi sa tanto che anche lui abbia trovato l'amico del cuore. Da quando l'ho conosciuto non abbiamo litigato nemmeno una volta, anzi, a volte, quando lui è nervoso o viceversa, ci calmiamo a vicenda. Questo fatto è la prova di un animo amico gemello e reciproco.

Penso che l'esperienza che ho vissuto inizialmente in Italia, sia solo una cicatrice, ormai rimarginata , che vive nei ricordi. Insomma è come fosse stato un sogno con un triste inizio e un lieto fine!!!

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Anno 1, Numero 5
September 2004

 

 

 

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