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josé

christiana de caldas brito

Si alza dalla brandina per accendere la piccola stufa.Gli fanno male le ossa. Forse per l'umidità, forse per i lavori pesanti degli ultimi giorni.
"Permesso?"
Entrano tutti.
"Parabéns pra você,
nesta data querida,
muitas felicidades,
muitos anos de vida!"
Come mai cantano nella sua lingua?
"Felice compleanno, José!"
Comincia a ridere. Sono tanti i suoi anni...
"Quanti, José?"
Con precisione non lo sa. Era venuto nel dopoguerra. Un giovanotto pieno di speranza, con una foto in tasca. In Brasile gli avevano detto che Maria era partita per l'Italia. E lui era venuto per trovarla.
Le candeline accese sulla torta illuminano la roulotte.
Come hanno saputo che oggi è il suo compleanno?
"Soffia, José!"
Deve soffiare tanti anni tristi. Si vede nella nave, clandestino in mezzo alle banane, andando oltre il lontano. Non era casa una casa senza Maria. Un italiano ricco, padrone di molte terre, l'aveva portata via. A quel tempo, José neanche immaginava dove fosse l'Italia.
José prende un bel po' d'aria per spegnere tutte le candeline.
In mezzo alle facce sorridenti, riconosce il suo primo datore di lavoro. Quanti anni sono passati? Perché è lì il Signor Piattelli? Quell'uomo gli deve delle spiegazioni. L'aveva aiutato nell'inizio della sua vita in Italia, ma l'aveva cacciato senza pagarlo.
Il Signor Piatelli si avvicina:
"Auguri, José! Questo è per te!"
Una busta.
"Dentro c'è un assegno con i soldi che ti dovevo dare, ti ricordi?"
Come avrebbe potuto scordarsi, lui? Si lascia avvolgere dalle braccia del Signor Piattelli.
Insieme alle candeline si spegne un brutto ricordo.
"Evviva!"
Anche gli amici che lavorano con lui in campagna sono venuti oggi con le loro mogli:
"Ti abbiamo portato del vino!"
"E la crostata di ricotta!"

A José la roulotte sembra calda. Gli sono spariti anche i dolori alla schiena.
Un uomo magro e alto, con un pacco nelle mani, guarda dalla porta della roulotte. Guarda soltanto. È Emidio. José vuole dirgli di entrare, la roulotte è piccola ma c'è posto per tutti. Emidio posa il pacco sulla brandina e se ne va. José toglie lo spago, apre il pacco: un paio di vecchie scarpe. Ah, aveva sempre capito che era stato Emidio ad avergli rubato quelle scarpe:
"Chiamatelo! Che venga a festeggiare il mio compleanno!"
Ma che giorno è questo in cui i dolori si trasformano in allegrie? Una sola cosa manca perché il cuore di José esulti completamente. Cerca il volto di Maria tra i presenti. Vorrebbe vederla, ma lei non c'è. Non c'è e basta.
"A estrela d'alva
no céu desponta
e a lua anda tonta
com tamanho esplendor!"

Gli italiani sanno cantare le canzoni della sua infanzia!
Una persona si avvicina. Oh, no, lo zio Osvaldo è venuto dal Brasile! "Tio, tio querido, que saudade!" José e lo zio piangono assieme. I loro singhiozzi accompagnano le canzoni e sembrano una cuíca in pieno carnevale.
E lei? Perché non è venuta alla festa del suo compleanno?
Nel piccolo paese della Calabria non conoscevano la donna di nome Maria. "Che vieni a fare da noi, ragazzo? Qui c'è la crisi economica, la guerra ci ha distrutto! Tanti italiani sono andati via al tuo paese e tu vieni da noi? Torna in Brasile!" Ma il Brasile, la patria, era la donna che lui cercava dappertutto, con la foto in tasca.
Gli amici adesso portano un cesto pieno di ananas, manghi, jabuticabas e tante tante banane. Nessuno ha mai visto banane così belle in Italia.
"Oh patria amada, idolatrada, salve, salve!"
Cantano l'inno del Brasile! José ride, la bocca piena di jabuticabas. Ah, se lei venisse...
"José, l'ho fatto per te!"
È Tonino. Incapace di qualsiasi lavoro, quel ragazzo aveva imparato a costruire gli aquiloni con José. La vita di Tonino era cambiata grazie a quei pezzetti di carta che svolazzavano liberi. "È veramente bello, Tonino, buttalo in aria, che voli ben alto!"
José si ricorda delle spiagge del Brasile e del periodo in cui lui, bambino, costruiva aquiloni per venderli ai turisti. Aveva dato il nome di Maria ad un aquilone. Non l'aveva venduto a nessuno. Lo teneva appeso alla parete della camera, ma un vento forte aveva spalancato la finestra, strappandolo via. Oh vento, vento, perché non riporti Maria in questo giorno felice? Gli amici sono venuti, hanno portato dei regali. Se Maria fosse qui sarebbe tutto perfetto.
"José, perché piangi?"
José vorrebbe dire agli amici di cantare, ma di cantare forte per soffocare un'altra canzone che gli canta dentro, una canzone che parla solo di Maria.
"Non piangere, José, devi essere felice!"
"C'è una sorpresa per te!"

José asciuga le lacrime con il dorso delle mani:
"Lo so, amici, la sorpresa è questa festa, no? Ho avuto molte tristezze, ma questo è il giorno più bello della mia vita!"
"Vita, José?"
"Non hai capito?"

La vede entrare nella roulotte. Con un vestito bianco e un manto celeste, si avvicina lentamente. Gli tende le mani. Intorno alla sua testa brillano dodici stelle. Il viso della donna è quello della foto che lui ha sempre portato in tasca.
Poggia la testa sul petto di Maria. Adesso è completamente felice.
Brasilitaliaamorepassatomariapatriamadrepresente.
Dalla sua roulotte si sprigiona una calda luce che ricorda i bagliori tropicali.

NELL'INCENDIO DIVAMPATO IN UNA ROULOTTE PARCHEGGIATA NELLA PERIFERIA DI ROMA HA PERSO LA VITA UN UOMO DI NOME JOSÉ. SENZA DOCUMENTI, L'UOMO ERA CONOSCIUTO COME IL BRASILIANO. VIVEVA DA SOLO E NON AVEVA AMICI.



Josè è un racconto inedito che fa parte della raccolta di racconti di Chirstiana de Caldas Brito "Qui e là" di prossima pubblicazione nella Collana Kumacreola; scrittori migranti, diretta da Armando Gnisci; edita da Cosmo Iannone, Isernia.

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Anno 1, Numero 5
September 2004

 

 

 

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